Gli indipendentismi? Sottomettono i popoli a UE ed USA

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Le ultime spinte indipendentiste catalane, ma anche quelle autonomiste lombarde (per carità, già di impostazione differente) unitamente a quelle tradizionali basche, occitane e molte altre che sussistono in Europa ormai da decenni, mi portano  a una riflessione che ormai esplicito da anni ma che ancora non avevo messo nero su bianco.

Su Reddit, un autore ha sviluppato una cartina geografica grosso modo corrispondente a quella di un’Europa “balcanizzata”: ovvero un continente dove tutte le spinte indipendentiste, dalle più deboli alle più vivaci, avessero la meglio.

Il risultato è un puzzle disgregativo difficilmente inquadrabile: l’Italia sarebbe frastagliata in una decina di stati, la Spagna frantumata in 8, perfino la Francia non starebbe al di sotto delle sei entità.

Chi si avvantaggerebbe di tutto ciò? Le superpotenze anzitutto: quindi certamente gli USA, per i quali sarebbe un sogno ad occhi aperti un continente europeo, estensione del proprio dominio geopolitico, caratterizzato da microrealtà territoriali con ancora minore potere politico di quanto già non abbiano adesso.

Certamente Mosca, se solo avesse un maggiore spazio di manovra sul continente che, attualmente, le è precluso. Ancora di più la Cina, il cui dominio economico è ormai avviato da anni, nonostante le ultime difficoltà di crescita del PIL.

Poi l’europeismo galoppante, che superpotenza non è ma ne rimane pienamente al servizio, e non a caso patrocina da anni, insieme a UNESCO e vari organismi internazionalisti “dirittoumanisti”, le culture locali e le tradizioni locali. Sia chiaro, elementi inevitabili di cui nessuno nega l’esistenza o il valore, ma che in questo contesto finiscono per ritorcersi contro un messaggio autenticamente contrario alla globalizzazione.

Insomma, gli indipendentismi locali hanno un solo risultato concreto, tutti: rafforzare il dominio dell’UE sul continente e soggiogare ancora di più le nazioni europee alla forca statunitense.

Tutte le volte, dunque, che un territorio rivendica indipendenza o addirittura nazionalità, Bruxelles esulta e Washington ancora di più.

Si provi a pensare cosa succederebbe se la Russia, dopo le infinite perdite subite dopo la caduta dell’impero sovietico, mollasse gli ormeggi anche sulla Cecenia, territorio tra l’altro che gode di amplissime garanzie da un punto di vista meramente istituzionale. Sarebbe l’inizio di un’altra reazione a catena potenzialmente pericolosissima. Non è un caso che la retorica occidentale critichi ad ogni pié sospinto la politica di Mosca sulla questione.

La verità è che l’esistenza di sottoculture nazionali ed elementi peculiari non sono motivo sufficiente per sposare le cause indipendentiste.  Nessuno Stato, nessuna Nazione al mondo può contare su una popolazione completamente e genuinamente compatta senza la minima eccezione, non solo la disastrata Italia.

“Lasciare andare” significa indebolirsi ancora di più di quanto l’avvento delle superpotenze non abbia già fatto su tutti i popoli dell’Europa. E a Bruxelles, ogni volta che si respira aria simile, stappano lo champagne.

Chiaramente esistono dei casi particolari, ma quasi nessuno riguarda il vecchio continente: per meglio dire, questi casi sono le piccole nazioni, ma sono molto più rari di quanto si pensi. Anzi, gli Stati piccolissimi che alloggiano nelle nostre vicinanze, spesso, altro non sono se non emanazioni culturali di nazioni circostanti (Svizzera) o della Francia (Belgio). In Asia il discorso è leggermente differente.

La cultura indipendentista non ha nulla a che vedere con le autodeterminazioni di stampo ottocentesco ed è da ostacolare, differentemente dalla rivalutazione delle realtà locali,  la cui esistenza ha senz’altro una dignità che non è mia intenzione discutere. Nel contesto attuale però, purtroppo ripetiamo, esse finiscono per fare da stampella a chi umilia ogni giorno i popoli europei.

(di Stelio Fergola)

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