Tutti promossi? Risposta critica alla legge 107 e ai suoi apologeti

Tutti promossi? Risposta critica alla legge 107 e ai suoi apologeti

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, scoppia il dibattito sulla discussa legge 107 (decreto legislativo 62 relativo alla Buona Scuola). Esaltata da Repubblica con il titolo fuorviante “Alle elementari e alle medie tutti promossi per legge”, il provvedimento recita: “Le alunne e gli alunni della scuola primaria sono ammessi alla classe successiva e alla prima classe di scuola secondaria di primo grado anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione (…) Le alunne e gli alunni della scuola secondaria di primo grado sono ammessi alla classe successiva e all’esame conclusivo del primo ciclo”.

Dunque, salvo casi eccezionali, non solo viene agevolata la promozione, ma ostacolata la bocciatura, rendendo nullo il giudizio complessivo dell’alunno da parte del docente. Sorge spontaneo chiedersi il perché di questa legge; ci si chiede come questo cambiamento possa rivelarsi utile, quando a prima vista oltre a risultare senza senso appare nocivo. Le giustificazioni non tardano ad arrivare e ovviamente c’è chi tira in ballo l’arretratezza del sistema scolastico italiano e applaude all’iniziativa. Esempio più comico di questo filone è quello de Linkiesta, con un articolo titolato “Evviva le elementari e le medie senza bocciati (e non tirate in ballo la meritocrazia, grazie)”. Già, evviva! L’articolo sembra un pezzo parodistico, eppure è tutto vero. Nel sottotitolo è scritto: “Riponete l’ideologia nella fondina: i sistemi scolastici migliori sono quelli che promuovono automaticamente fino ai 16 anni. Perché bocciare è costoso, inefficiente e aumenta il rischio di dispersione scolastica.”

L’atteggiamento difensivo della prima frase è una costante che continua per tutta questa “analisi”. Come per mettere le mani avanti, si bolla sin da subito ogni possibile critica come ideologica. Volendo riassumere questo delirio annunciato, per quelli de Linkiesta la bocciatura causa “dispersione scolastica” oltre ad essere un provvedimento “costoso”. Bocciare è costoso perché affolla l’istituto di studenti (non è uno scherzo, è questa la motivazione), dunque per risolvere il problema alla radice l’unica soluzione (per loro) è quella di facilitare la promozione. Del resto perché affrontare un problema quando basta lavarsene le mani? Ma, dopo tutte le premesse contro il commento ideologico, poteva forse mancare l’esterofilia imperante nel ragionamento dell’articolo? Di ideologia l’articolo è pieno fino all’orlo; prendendo uno dei punti salienti leggiamo: “Non è un caso che la tendenza, in molti Paesi cui non può certo essere addebitato un deficit di meritocrazia, sia quella di bocciare meno. Pensiamo alla Danimarca, alla Gran Bretagna, alla Norvegia dove la promozione è automatica fino ai 16 anni. O ai 24 paesi Ocse che bocciano meno del 5% degli studenti. O a Paesi come la Finlandia – il migliore sistema scolastico europeo, per l’Ocse – che ha rimodulato il sistema delle promozioni e delle bocciature, puntando sui diversi tempi di apprendimento nelle diverse materie”.

Come per la proposta del “liceo breve”, anche quest’iniziativa è consigliata dall’OCSE, e non stupisce che gli intellettuali nostrani abbiano accolto entusiasti le direttive dell’istituto internazionale perché non c’è nulla di più ideologico del complesso di inferiorità nei riguardi degli altri Paesi e il bisogno di omologazione, distruggendo di conseguenza basi solide di un sistema che (che se ne dica) ha sempre prodotto risultati. Ci sembra inutile spiegare come l’assenza di bocciature sia dannosa, basta il buonsenso individuale, ma di fronte a certe sciocchezze non si può tacere. Sin dagli albori, la Repubblica italiana ha mantenuto (con seguenti cambiamenti) la riforma Gentile e, secondo i nuovi talebani intellettuali, contrastare queste nuove proposte significa farne un’apologia. Viene da chiedersi se siamo noi gli ideologizzati? Qualora la 107 dovesse diventare la normalità, le conseguenze si vedranno nel mondo pratico e, a quel punto, vedremo come gli intellettuali che si sono fatti portatori di questa “ventata di progresso” saranno i primi a sputare sentenze contro “l’incorreggibile Italia dei fannulloni”.

(di Antonio Pellegrino)

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