Amatrice: tra le macerie la storia di Angelo, ristoratore coraggioso

Amatrice: tra le macerie la storia di Angelo, ristoratore coraggioso

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Amatrice, frazione di Retrosi, poi località Sommati. Il percorso, grosso modo, è questo. Alcune delle zone maggiormente colpite dal terremoto che ha raso al suolo mezza città il 24 agosto 2016, esattamente un anno fa. Una magnitudo di 6.0, epicentro situato lungo la Valle del Tronto, tra i comuni di Auccumoli e Arcquata del Tronto, province di Rieti e Ascoli Piceno.

Una violenza fortissima, avvertita a Roma e perfino a Napoli. Metà della cittadina del paese di Amatrice, praticamente tutta la parte antica, è crollata in un colpo solo.

Tommaso Longobardi, blogger popolarissimo su facebook, e Alessandro della pagina satirica Figli di Putin, visitano le aree ancora colme di macerie. La gente con cui parlano è arrabbiata. Incattivita. Con la regione anzitutto, ma soprattutto con il governo.

Amatrice: tra le macerie la storia di Angelo, ristoratore coraggioso

Tante passerelle, dicono, ma pochi fatti. Tra le storie di cittadini che vanno avanti nonostante tutto, nonostante l’anno peggiore della loro vita, ce n’è una particolarmente degna di menzione.

È quella di un ristoratore. Angelo, questo è il suo nome, aveva un locale, ormai ridotto in macerie come molti altri dei concittadini. Si è attivato per salvare quante più persone possibili quando è avvenuto il disastro.

Quel 24 agosto, Angelo si è svegliato di notte, all’improvviso. I primi che ha aiutato sono lo zio e la famiglia. Abitava di fronte a lui. La casa di Angelo è salva, quello del parente distrutta. Con un gruppo di amici, l’uomo aveva organizzato una spedizione per salvare altre persone durante quella terribile notte: insieme hanno estratto vivi tanti disperati.

Nel video, disponibile sui social, Tommaso gli chiede delle sorti di Sommati, di come sia possibile tanta solidarietà tra concittadini. Angelo è schietto: “Qui ci conosciamo tutti, la tragedia ci ha scosso come quando viene colpito il membro di una grande famiglia”.

Una famiglia in enorme difficoltà, abbandonata da tutti. Il ristorante è devastato. Un’attività commerciale finita. Rimane l’apprezzamento per chi si interessa delle loro questioni, chi racconta e tramanda le loro storie.

Ma è una magra consolazione.

(di Stelio Fergola)

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