Mauro Biani e la cricca dei comici di regime

Mauro Biani e la cricca dei comici di regime

Quanto sono lontani i tempi delle mitiche gag satiriche dei Guzzanti in Avanzi, Tunnel, e Pippo Kennedy Show: una satira sferzante che colpiva a 360 gradi il panorama della politica e dell’attualità. Oggi invece la nuova sinistra “buonista” e “petalosa” ha in Mauro Biani e Diego Bianchi i suoi nuovi idoli. Su Biani, innanzitutto, partiamo dai dati oggettivi di vignette che non fanno ridere nessuno che abbia accenni di senso dell’umorismo “in formazione”. Dal punto di vista soggettivo, poi, il lavoro certosino di sostegno al “pensiero unico”, da parte del “vignettista”, è pari ai servigi filogovernativi di Fininvest e Vespa nell’era Berlusconi.

Ritornando all’analisi dei contenuti delle sue vignette, poi, possiamo comprendere che Biani rientra perfettamente in quella categoria di accademici, intellettuali, e personaggi del jet set che possiamo definire radical-chic. Questi per pigrizia mentale, agorafobia intellettuale (cit. Costanzo Preve) o malafede non riescono o non vogliono comprendere la fase politica nella quale viviamo. I contenuti, infatti, fanno supporre a tutte queste caratteristiche e qui facciamo un breve elenco. Partiamo dallo “Speriamo che non sia femmina” sulle elezioni presidenziali francesi, dove si mostra il lato senza scrupoli di una sinistra che pur di non sostenere una candidata legata agli ambienti “nazionali”, ha preferito consegnare le sorti di un paese alla più grande consorteria di ricchi della storia – i Rothschild. Ma questa, per essa, è roba da complottisti o peggio da nazisti. Come non ricordare, poi, la vignetta inducente nauseanti sensi di colpa, sulla questione immigrati e anniversario della morte di Peppino Impastato. “Dove sarebbe oggi Peppino Impastato? Ad accogliere, a salvare vite nel canale di Sicilia”. Subito, da notare la solita appropriazione delle icone di importanti personaggi – a loro insaputa e post-mortem – tipica di certi ambienti progressisti. Questo senza ricordare la formazione marxista-leninista di Impastato, che avrebbe avuto poco a che spartire con il salottiero in questione. E se un Impastato in vita, invece, si fosse scagliato contro le operazioni di sciacallaggio umano ed economico delle ONG, come ogni “naturale” figlio della tradizione politica comunista? Ricordiamo anche la vignetta che si beffa della parola d’ordine forse un po’ rozza e naif di certe forze sovraniste nostrane “aiutiamoli a casa loro”, mettendo l’effige di Hitler che esprime la stessa locuzione in relazione all’Olocausto. Questo è nient’altro che “puro terrorismo psicologico-culturale” a sostegno del “pensiero unico”. Ancora ne potremmo enumerare delle altre, come quella “elogiativa” –che coraggio– sull’approdo al parlamento della legge sulla difesa “non violenta” a risoluzione delle controversie di guerra. Bella l’intenzione, ma quanta fiducia in un parlamento passacarte delle lobby mondiali proprio guerrafondaie. Annoveriamo anche la critica, “dura ma costruttiva” – ridete! –, riguardo il PD, dove vediamo un Renzi che si autocelebra beffardamente in risposta alla domanda di un giornalista sulle primarie viste come dato di partecipazione importante. E beh non toccategli le primarie, quella sì che è democrazia! In ultima analisi queste vignette, e molte altre, sono espressione di effettiva ignoranza, insignificanza satirica, sensi di colpa indotti, presunta superiorità morale e anche un pizzico di cattiveria. L’altro personaggio in analisi è il “comico” Diego Bianchi che da Rai3 con la trasmissione Gazebo è passato a La7 in sostituzione di La Gabbia che svolgeva, quest’ultima, quel minimo di controinformazione (o forse semplice informazione) “vera” – non quei “pipponi demagogico-sociali” dei soggetti in questione. E’ sconcertante che un personaggio simile in Rai abbia preso fiumi di soldi dei contribuenti italiani per vomitare tutta quella serie di stereotipi e luoghi comuni che già nelle assemblee studentesche di 10-20 anni fa, sarebbero stati finti e noiosi. Ma cosa si pretende, è la TV bellezza! Andando più a scandagliare quel circuito di Vip e celebrità ad espressione e rappresentanza del mondo radical-chic e, più in generale, del “radicalismo” strumentale al capitale e al mondialismo, inseriamo Fazio, Littizzetto, Benigni, Jovanotti e quant’alti di questo tipo. Essi sembrano essere la versione di sinistra della de Filippi o della D’Urso, con la differenza che loro ritengono di essere portatori di cultura.

Sul radicalismo chic cosa dire, un po’ di definizioni. Il termine viene fuori da un giornalista USA, Tom Wolfe, in reazione al fatto che nel 1970 la moglie del compositore Bernstein organizza un ricevimento volto alla raccolta fondi per il gruppo Pantere Nere invitandone anche alcuni esponenti. La notizia desta interesse in quanto l’ambiente legato ad un certo ceto sociale va in contraddizione con l’essenza dell’invitato. Questa apparente contraddizione è la definizione stessa di radical-chic, una persona che nutre disprezzo e sufficienza verso le questioni materiali, pragmatiche e popolari ma allo stesso tempo si fa portatore di alcune sue istanze, quelle trendy per intenderci. A riguardo, ultimamente, negli USA è venuta in risalto la figura del manifestante anti-Trump. Ricordiamo che in Italia la definizione radical-chic venne attraverso una lettera di Montanelli a Camilla Cederna, che con i suoi presunti modi “pro-libertà di pensiero” sottovalutava il nascente terrorismo ideologico. Oggi, la sottovalutazione – tale nella migliore delle ipotesi – continua sulle questioni della immigrazione, vista come il “diritto a vivere tutti ovunque”, verso altri presunti diritti come il Gender, inteso come “libera sessualità alla quale normalizzare”, o cavillerie pseudo-libertarie come la legalizzazione della cannabis, vista come il diritto a fumarsi una canna senza ricorrere alla criminalità. Al netto dei giudizi da “visione del mondo” niente di eccepibile, quasi da apprezzare, peccato che tutte e tre le questioni siano promosse dalle élite mondialiste per la loro opera di totalizzazione a vari livelli. Ma questo sarebbe, per i suddetti “saccenti custodi di cultura e moralità” un discorso da complottisti. Essi, dall’alto della loro vita mondana e dalle capitali cosmopolite, pontificano e screditano con le armi delle teorie ultra-razionaliste e materialistico-scientifiche, tra l’altro anche non aggiornate, con tutti i loro dogmi e principi inviolabili.

(Di Roberto Siconolfi)

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