Boeri, ma i migranti ci pagano davvero le pensioni?

Boeri, ma i migranti ci pagano davvero le pensioni?

Tito Boeri lancia l’allarme: senza migranti saltano le pensioni italiane. La realtà però è che questa è una balla colossale e gli italiani rischiano di non vedere le pensioni proprio a causa dell’arrivo dei migranti.

Boeri ha dichiarato che “chiudere le frontiere ai migranti costerebbe 38 miliardi”, in un crescendo di assurdità senza fine: «Senza di loro rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale». Da qui al 2040 fino a 73 miliardi in meno di entrate contributive «con un saldo netto negativo di 38 miliardi». Infine la stoccata: «Una classe dirigente all’altezza deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale».

«Abbiamo perciò bisogno di più immigrati – è la conclusione di Boeri – Impedire loro di avere un permesso di soggiorno quando sono in Italia è la strada sbagliata perché li costringe al lavoro nero e li spinge nelle mani della criminalità. Gli immigrati che arrivano da noi siano sempre più giovani e in termini assoluti si tratta di 150.000 contribuenti in più ogni anno». In questo modo ha spiegato il presidente: «Compensano il calo delle nascite nel nostro Paese». E per chiudere in peggio – se possibile: «I nostri dati ci dicono che gli immigrati ad oggi in Italia hanno una speranza di vita più breve di quella utilizzata per definire ammontare e durata delle pensioni». Quindi «pagano molto più di quanto ricevono».

Giusto per partire forte diamo due dati. Il primo: nel 2010 l’Europa certificava l’Italia come la più solida nel futuro (fino al 2060) nel sistema pensionistico solo dietro Estonia e Polonia, ben davanti tutti gli altri Paesi europei. Da allora abbiamo inoltre implementato la riforma Fornero, che ha ulteriormente reso il sistema “sostenibile”. Il secondo che solo qualche giorno fa il Ministro dell’Economia Padoan ha detto che il sistema pensionistico italiano è «tra i più sostenibili».

Dunque perché preoccuparsi adesso delle pensioni? Forse il fine è diverso da quello che si vuole lasciare intendere. Per analizzare ora le parole di Boeri partiamo dalla fine. Il suo intento, in sostanza, è sfruttare gli immigrati in una sorta di razzismo di longevità: siccome vivono meno, non gli paghiamo la pensione. Peccato che Boeri non ignori il tema della reversibilità della pensione.

Dopo questa genialata, analizziamo più nel dettaglio il dato delle entrate assolute: per quanto può essere sostenibile l’ingresso di 150.000 nuovi “contribuenti” l’anno? Ad oggi non risulta che l’Italia sia una prateria in espansione e che, nella migliore delle ipotesi, questo sistema sposti solo temporalmente il problema e senza risolverlo. Se è vero che la denatalità è un problema, e se è vero che rischiamo in 50 anni di essere 11 milioni di persone in meno, è altrettanto vero che 11 milioni di persone in più da mantenere, invece, sarebbe un grave problema.

È inoltre un grave nodo sociale quello in cui il problema della clandestinità si lega indissolubilmente con quello del lavoro nero, dello sfruttamento e della corsa al ribasso negli stipendi, a danno non solo loro ma di tutti gli italiani.

È utile distinguere a chi non fosse ancora chiaro: gli immigrati regolari che lavorano sono benvenuti. I clandestini no. Qualcuno ha spiegato a Boeri che nessuno ha posto il blocco delle frontiere agli stranieri ma solo ai clandestini? La legislazione più severa nei confronti dell’immigrazione è proprio quella comunitaria, la quale permette di non garantire le cure sanitarie ed il welfare in generale ai migranti regolari, figurarsi agli irregolari (direttiva 2011/95/CE).

L’ultimo vertice G7 (nel quale Trump è stato assoluto protagonista) ha inoltre riaffermato il diritto di difesa dei confini da parte degli Stati, pur confermando anche il diritto ad emigrare, ma solo verso coloro che sono disposti ad accogliere. I due diritti appunto non sono in conflitto tra loro, anzi.

Passiamo ora al nodo centrale delle bufale di Boeri: “senza i migranti avremo 73 miliardi di contributi in meno e 38 miliardi in meno di saldo attivo”. La prima constatazione da fare è domandarsi se Boeri sappia leggere i redditi dei 150.000 giovani maschi che sbarcano ormai puntualmente sulle nostre coste ogni anno: ZERO. E questo ovviamente significa che dobbiamo mantenerli noi. I costi li sappiamo e, solo direttamente, sappiamo grazie al DEF che sono superiori alla vecchia IMU prima casa: circa 5 miliardi di euro l’anno. E già qui, se togliamo solo questo dato annualmente al conto di Boeri, il giocattolo viene smontato perché vi sarebbe un rosso di quasi 100 miliardi (5 miliardi l’anno fino al 2040 meno i presunti versamenti attivi di 38 miliardi).

Inoltre dal conto “fantasioso” di Boeri bisogna togliere: spese sanitarie, spese per carceri (occupate per una grande fetta da immigrati), spese per i servizi di base che tutti paghiamo (forze d’ordine, pulizia, scuole, burocrazia, politica ecc…) ed ecco che il conto lievita enormemente e il saldo diventa un profondo rosso.

Volete la controprova? Facile. I servizi dello Stato e lo Stato si mantengono in base ad una ripartizione di tasse su tutti i cittadini. La quota media e mediana della spesa per i servizi evidentemente si fonda dunque sul costo medio del cittadino: che non a caso corrisponde ad una cifra di reddito lordo intorno ai 25.000 euro annui. Peccato che… gli immigrati in Italia (compresi russi, tedeschi, statunitensi, svedesi, giapponesi, lussemburghesi e chi più ne ha più ne metta) abbiano un reddito lordo medio di circa 13.000 euro (ce lo dicono il Sole 24 ore, l’Inps, il Cnel, la Caritas, l’Istat…). In pratica non solo non ci pagano la pensione, ma non pagano nemmeno i servizi di base.

Qualche dubbio dovrebbe infatti venire a tutti se Francia, Spagna e Austria (minacciando di schierare l’esercito) rinunciano a così ben disposti “pagatori di pensioni” altrui. Chiudiamo infine con i due aspetti forse più gravi dell’intera vicenda. La prima è che invece di andare a prendere i clandestini, di cui molti analfabeti, facciamo fuggire un pari numero di giovani italiani laureati e spesso altamente qualificati, mentre la seconda è che Boeri non conosce il funzionamento dell’Inps.

Nel primo caso i dati sono impietosi: dal 2008 al 2016 ufficialmente oltre 500.000 giovani italiani hanno lasciato l’Italia, a cui vanno aggiunti circa altrettanti che non si sono registrati all’Anagrafe Italiani Residenti Estero per motivi fiscali. Non sarebbe dunque meglio, visto che come Stato abbiamo speso miliardi per la loro formazione, e visto che sono già integrati, provare non solo a trattenere i giovani talenti italiani ma anche a farli rientrare in Italia? Loro sì che ci potrebbero “pagare la pensione”. E non solo: abbiamo circa il 40% di giovani italiani disoccupati: loro non potrebbero pagarci la pensione se lavorassero?

Ma il secondo caso, infatti, è ancora più grave, perché l’intero discorso di Boeri si basa su una menzogna bella e buona: il sistema contributivo italiano è contributivo, ognuno si paga la pensione per sé. Perciò nessun immigrato potrà pagarci la pensione. Semmai, se proprio proprio, volessimo farci mantenere dagli immigrati dovremmo farne arrivare in quantità da qualche Paese in cui hanno redditi superiori ai nostri.

(di Riccardo Piccinato)

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