Emergenza migranti e futuro impossibile: se l'Austria dichiarasse guerra all'Italia

Emergenza migranti e futuro impossibile: se l’Austria dichiarasse guerra all’Italia

Da una piccola scintilla è scaturito un incendio inarrestabile. Come nel 1914 è ancora l’Austria a infiammare gli animi e portare l’Europa sul ciglio dell’apocalisse. Inviare soldati e autoblindo corazzate al confine con l’Italia è una palese dichiarazione di guerra. Schengen è morta e sono stati proprio gli europeisti tanto cari alla nostra sinistra da Italietta a volerlo. Immaginiamo così un fittizio e tragicomico mondo alternativo dove la politica si fa ancora davvero, e dove l’Italia mantiene un minimo di amor patrio che non le permette di essere bistrattata da tutti. Vediamo ora cosa succederebbe in questo universo parallelo. L’Austria si troverebbe in una situazione di stallo dove per Schengen è costretta alla libera circolazione di uomini e persone, ma d’altra parte volendo chiudere le frontiere l’alto comando dell’Österreiches Bundesheer, l’esercito federale austriaco, è costretto a dichiarare guerra alla Repubblica Italiana.

Per l’ennesima volta Roma e Vienna scendono in campo l’una contro l’altra. E allora già possiamo vedere le prime dichiarazioni infiammate dei politici di tutto il mondo. Trump proporrebbe la creazione di un muro nel Mediterraneo per arginare la massa di migranti e risolvere il problema alla radice, Obama dal suo ritiro milionario chiederebbe alle parti in causa di partecipare a una sua conferenza di pace pagando una cifra simbolica di centomila e più dollari. Macron inorridito si arrenderebbe a entrambe le fazioni rimanendo fedele ad un’antica tradizione francese. Ma ciò che più ci interessa sono le dichiarazioni degli attori politici di primo ordine. Il premier austriaco Van der Bellen: «Ci ripigliamo tutto quello che è nostro (il Sud Tirolo), mentre i migranti sono solo un’espressione matematica». Il presidente del consiglio Mattarella infuocato: «Non vogliono le loro quote di migranti?! Bene gliele ficcheremo su per il c***o!».

Lo spirito di Roma antica si risolleverebbe negli animi di tutti i nostri letterati e poeti. Saviano, novello D’Annunzio, si arruolerebbe volontario nella cavalleria dell’aria, pronto a lanciare su Vienna copie del suo ultimo libro al grido di «O migranti o Morte!». La presidenta Boldrini, presa da un impeto di passione internazionalista e proletaria inneggerebbe al ruolo primario della massaia italiana nella nuova difficile impresa bellica. Per il bene dei migranti le nostre massaie sono pronte a sostenere le truppe al fronte in ogni maniera possibile, accogliendo migliaia di clandestini, futuri soldati della Lupa di Roma. Così anche Papa Francesco, inorridito dal poco spirito cristiano della cattolicissima Austria e della sua classe politica democristiana ma non radical chic, indirebbe una nuova crociata per abbattere definitivamente i valori cristiani di Vienna e delle campagne austriache, liberando così una volta per tutte il mondo dalla barbarie dei veri cristiani.

E allora possiamo già vedere la focosa campagna interventista di Gad Lerner, che schieratosi a fianco dei figli di MamAfrica è pronto di nuovo a riportare la civiltà a suon di fucile fra le aspre montagne austriache. In seguito alla dichiarazione di guerra moti indipendentisti si accenderebbero in Tirolo, al grido di «Fuori gli Italiani, prima gli Austriaci», subito repressi dalla brigata di volontari “Cacciatori delle Alpi” comandata e fondata da Matteo Salvini. L’altro Matteo, Renzi, si proporrebbe, da buon democristiano, come interlocutore fra le forze in conflitto, sfoggiando il suo charme anglofono e la sua pronuncia dello Yorkshire.

Mano alle armi ora. L’Austria riuscirebbe a schierare nei primi mesi del conflitto ben 52.936 soldati, fra cui 12.000 riservisti e 20.000 riservisti, armati con armi di tutto rispetto, quali pistole Glock e StG 58. Alla frontiera potrebbero arrivare numerosi carri austriaci, di cui 239 fra carri armati e medio pesanti e 349 autoblindo leggere, creando un forte sbarramento di fuoco. Vista la natura geografica dei confini italo-austriaci i mezzi corazzati verrebbero usati più come punti di fuoco fissi, lasciando alla fanteria il compito effettivo di presidiare punti chiave e muoversi all’azione. Le forze in campo sarebbero in ogni caso disastrosamente a nostro favore. Con 96 251 soldati fra professionisti e volontari VFP1, il nostro esercito potrebbe dispiegare sull’intero fronte austriaco quasi il doppio degli effettivi nemici, contando anche su una schiacciante superiorità dei mezzi blindati. L’esercito italiano dispone infatti di un non indifferente numero di carri armati e blindati fra carri Ariete, Leopard ed efficienti blindo come la Centauro e Puma. I numeri si aggirano intorno alle 780 unità fra carri armati e semoventi, 1100 autoblindo e 2841 carri leggeri e da trasporto, per non parlare del parco d’artiglieria superiore. Le truppe speciali austriache, le Jagdkommando, pronte in sole quattro ore dallo scoppio delle ostilità, potrebbero causare molte perdite ai nostri uomini, ma non per molto. Non possono infatti neanche essere minimamente paragonate alle nostre unità speciali quali la brigata paracadutista Folgore ed il 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin”, ambedue le formazioni con esperienza sul campo, al contrario dei loro nemici austriaci.

Ovviamente non serve parlare di uno scontro navale, da quando liberammo Trieste infatti, l’Austria non possiede più una marina avendo perso qualsiasi sbocco sul mare. L’aviazione austriaca, composta da 111 velivoli non riuscirebbe neanche a supportare le proprie truppe in battaglia, venendo annientata nel giro di poche ore da quella italiana composta da 523 velivoli fra cacciabombardieri, caccia, elicotteri e aerei di supporto logistico. La partita sarebbe chiusa in poco tempo dalle nostre superiori forze armate, anche se la geografia del confine aiuterebbe, ancora una volta, gli austriaci in difesa. Allora sì che i nostri paladini della pace, una volta forzato il confine del Brennero, potrebbero insegnare agli austriaci il valore dell’accoglienza e della solidarietà.

Ciononostante nulla di tutto ciò accadrà. Per fortuna infatti la classe politica del nostro Paese non ha un minimo di dignità. Inviare forze militari al confine è da sempre uno dei primi atti della tragedia della guerra. Questo non vuole dire che l’Austria voglia invaderci, non accadrà mai, ma ciò che bisogna sottolineare è la follia di questi anni. Un nostro alleato e vicino, piuttosto che aiutarci nella gestione di una crisi che ci è impossibile gestire, preferisce alzare dei muri, creare barriere e inviare forze armate al confine per evitare quella libera circolazione di uomini e merci che tanto nei primi anni 2000 le classi politiche europee avevano festeggiato. L’Unione Europea sta, di giorno in giorno, mostrando il suo vero volto, così come la nostra dirigenza politica si mostra sempre più inetta e asservita. Nonostante ciò, cara Austria, non provarci ancora, che è sempre vivo negli Italiani lo spirito del Piave e del Monte Grappa!

(di Marco Franzoni)

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