Le sciocchezze di Selvaggia Lucarelli sulla Siria

Le sciocchezze di Selvaggia Lucarelli sulla Siria

“Roccaforte ribelle”, termine usato da Selvaggia Lucarelli per descrivere Douma e i festeggiamenti della fine del Ramadan avvenuti nella stessa, è una tecnica mediatica atta a trarre in inganno il lettore sulla vera natura degli occupanti della città, ossia i miliziani di Jaysh al-Islam.

Formazione filo-saudita (alleata dei qaedisti di Jabhat al-Nusra, dei Fratelli Musulmani del Free Syrian Army, dei takfiri di Nur al-Din Zanki e dei wahhabiti di Ahrar al-Sham) nel corso di sei anni di questa guerra per procura è balzata agli onori delle cronache per essere stata protagonista di attacchi condotti con colpi di mortaio contro le abitazioni civili della periferia di Damasco e, soprattutto, dell’ingabbiamento di donne di fede sciita e alawita, precedentemente rapite in quel di Adra, al fine di utilizzarle come scudi umani a fronte dei raid aerei russo-siriani.

Il suo storico leader, Zahran Alloush, ucciso in un bombardamento governativo nei pressi del Ghouta orientale il 26 dicembre 2015, è famoso per essere apparso in un video di propaganda politica dove si rivolge alla Ummah; in poco meno di 10 minuti si rende protagonista di improperi contro i Radfiki e i Nusayry, termini profondamente dispregiativi per definire rispettivamente sciiti e alawiti.

Non risparmia neanche i cristiani, additati sprezzantemente come zoroastriani da trasferire a Beirut perché soggetti “impuri” nel Califfato salafita da lui teorizzato in contrasto alla “frivolezza della democrazia occidentale.”

Queste, però, sono sottigliezze se confrontati con gli elogi sbandierati ai 4 venti nei riguardi di Osama Bin Laden. I suoi migliori soci sono Adnan Arour e Matyn al-Hanaoui. Il primo, sceicco wahhabita fuggito dal regime dei Saud, è l’ideologo del Free Syrian Army nonché teologo di un governo islamico che considera omosessuali e minoranze nient’altro che oggetti da spazzare via.

Il secondo è l’autore materiale, ad Aleppo, nell’agosto del 2016, della macabra decapitazione di Abdullah Issa, un bimbo innocente di 12 anni scambiato erroneamente per un membro della brigata al-Quds, vicina a Bashar al-Assad. Non solo, il “moderato” Zahran Alloush conobbe bene anche Abdullah al-Muhaysini.

Fu quest’ultimo, nel 2014, a mediare personalmente, nella provincia occidentale di Idlib, per porre fine agli scontri fratricidi tra i miliziani dello Stato Islamico e Jaysh al-Islam. Il suo pensiero politico è incentrato sullo sterminio degli alawiti e la condanna degli stessi ad apostati; è da lui che partì l’idea di sterminare il villaggio sciita di Al Fu’a (Idlib) qualora i sunniti non fossero stati salvati dalla fame, e fu sempre lui ad incoraggiare i miliziani di Jabhat al-Nusra e del Free Syrian Army a compiere attacchi suicidi e dinamitardi contro l’esercito siriano ed Hezbollah durante la battaglia di Khan Touman (Aleppo Sud) nel 2016. Proprio per questo motivo divenne noto alle Intelligence di mezzo mondo per avere legami con al-Qaeda e al-Zawahiri.

Nei fatti diventa quindi una involontaria difesa di terroristi della peggior specie, quella di Selvaggia Lucarelli, fatta passare in sordina con la citazione en passant delle azioni di beneficienza di Adaleh Foundation, descritta come colei che avrebbe provveduto a fornire i pasti e le bevande per celebrare la fine del Ramadan.

Peccato solo che tale ONG, per i più informati, è la solita operazione di copertura dei gruppi islamisti e terroristi. Analogamente ai White Helmets, oltre ad avere il quartier generale in Turchia, opera nelle aree sotto il controllo dei “ribelli moderati” e ha la funzione di fare apparire gli stessi buoni e caritatevoli agli occhi dell’Occidente tramite appositi video di propaganda nei quali si scredita il governo di Bashar al-Assad per smuovere la Comunità Internazionale ad intervenire militarmente contro di lui.

Il 28 aprile c.a., Roberto Saviano, elogiando un volontario della Protezione Civile di al-Qaeda ad Amici, praticamente sponsorizzaca i takfiri di Jaysh al-Fatah (organizzazione islamista sunnita alleata di Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra, supportata dall’Arabia Saudita e che si descrive come anti-Hezbollah ma non necessariamente anti-ISIS) lanciando addirittura veline apologetiche a Fatah Halab, divenuta tristemente famosa per l’attacco chimico contro l’enclave di Aleppo sotto controllo di YPG, Sheikh Maqsoud.
Era proprio necessaria una controparte femminile?

(di Davide Pellegrino)

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