Tra UE e Ucraina possibile espatriare senza visto: il contentino per un Paese sempre più in difficoltà

Tra UE e Ucraina possibile espatriare senza visto: il contentino per un Paese sempre più in difficoltà

Dall’11 giugno i cittadini dell’Ucraina possono entrare nel territorio dell’Unione Europea senza bisogno di visto.

È appena entrato in vigore, infatti, il regime senza visti approvato dal Parlamento europeo l’aprile scorso, il quale autorizza i cittadini ucraini in possesso di passaporto elettronico biometrico a soggiornare nell’UE per 90 giorni nell’arco di 6 mesi, per turismo o affari.

Nelle ultime settimane si sono formate lunghissime file negli uffici che rilasciano i nuovi documenti di viaggio, con 4 milioni di esemplari già consegnati. L’alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri Federica Mogherini ha dichiarato: “L’Ucraina ha attuato le riforme che chiedevano i suoi cittadini. Noi dell’Unione Europea abbiamo mantenuto la nostra promessa. Per noi è una situazione in cui entrambe le parti vincono. Si creeranno nuove opportunità per tutti noi, si rafforzeranno le nostre economie, la nostra sicurezza e la nostra amicizia”.

Dopo tre anni trascorsi dal colpo di stato, il governo di Kiev può finalmente affermare di aver mantenuto la promessa di attuare un sistema senza visti tra l’UE e l’Ucraina. La scintilla che ha dato vita alle proteste di piazza era stata accesa proprio a seguito della sospensione, decisa dall’allora presidente ucraino Yanukovich, dell’accordo di associazione con l’Unione Europea.

Da quel momento le proteste in piazza Maidan, anche chiamata “Euromaidan”, avrebbero segnato il destino del paese. L’obiettivo dunque è stato raggiunto ma, a quale prezzo? La società ucraina, che sperava in cambiamenti epocali: politici, sociali ed economici, si è dovuta scontrare con la dura realtà.

Le condizioni di vita della popolazione sono di gran lunga peggiorate a causa delle imposizioni del Fondo Monetario Internazionale, il quale ha concesso a Kiev prestiti a condizioni durissime come il rincaro delle tariffe energetiche e l’aumento dell’età pensionabile, e dell’incompetenza e corruzione della classe dirigente.

L’eliminazione dei visti è un contentino concesso da Poroshenko e la sua squadra di governo, incapace di risolvere una crisi molto profonda e radicata che attanaglia il paese, ormai crollato in tutte le classifiche mondiali: l’Ucraina è meno ricca e meno sicura (Centro Ucraino per il Futuro, Transparency International, Research Analyst). A questo si aggiunge la terribile guerra che insanguina le province del Donbass.

Intanto, i soliti oligarchi e gli amici del presidente si arricchiscono, avendo occupato tutti i posti chiave nelle istituzioni statali. Lo stesso Poroshenko aveva promesso che si sarebbe liberato delle sue attività: l’azienda dolciaria Roshen, la banca Ukrprominvest e l’emittente tv Kanal 5, cosa invece che non ha fatto. “Le persone sentono che l’attuale regime è criminale allo stesso modo di quello di Yanukovich”, ha dichiarato in Parlamento Nadezhda Savchenko, deputata e leader di un neonato movimento politico, inizialmente sostenitrice del nuovo corso.

Molti ucraini non vedono l’ora di poter “assaltare” la frontiera con l’Europa in cerca di un futuro migliore. Il regime senza visti non dà la possibilità di lavorare all’interno del territorio UE, ma tanti in questo sistema vedono una scappatoia da poter sfruttare. Essi affidano le proprie speranze, quelle dei propri figli e nipoti non alla propria nazione ma alla possibilità di poter partire e realizzarsi all’estero.

Aggiungiamo che, già prima della sottoscrizione dell’accordo con l’UE, migliaia di ucraini avevano fatto domanda di asilo nei paesi dell’Unione Europea; l’Italia, dopo la Germania, è il secondo paese per richiedenti asilo ucraini (dati Open Migration).

C’è poi da sottolineare l’enorme violazione effettuata dall’UE delle proprie norme in materia di migrazione: non è possibile concedere il regime senza visti ad un paese in guerra. Evidentemente per i burocrati di Bruxelles quella che avviene a Lugansk e Donetsk, con più di 10 mila morti, non è una vera guerra.

(di Angelo Falvino)

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