Ted Malloch a Milano spiega le prossime mosse di Trump e ci profetizza la fine dell'euro

Ted Malloch a Milano spiega le prossime mosse di Trump e ci profetizza la fine dell’euro

“Nella mia vecchia carriera di diplomatico ho aiutato a buttare giù l’Unione Sovietica. Oggi c’è un’altra Unione che bisogna addomesticare”. Sarebbero sufficienti queste parole a descrivere quale sarà l’approccio del probabile futuro ambasciatore statunitense a Bruxelles, Theodore Roosevelt “Ted” Malloch.

Un uomo all’opinione pubblica ancora piuttosto sconosciuto, ma non a Bruxelles, poichè Jean-Claude Juncker, Guy Verhofstadt e Manfred Weber si sono già espressi come ferocemente contrari alla sua nomina. L’occasione di conoscerlo da vicino ci viene offerta a Milano, il 4 maggio, alla conferenza “Tra sovranità e globalizzazione: nuovi scenari geopolitici in Europa e USA”.

All’evento presenziamo anche noi, armati di quaderno e telecamera; nella sala, dietro un lungo tavolo, siedono tra gli altri un ex ministro italiano, Giulio Tremonti; due giornalisti d’eccellenza quali Marcello Foa e Thomas Williams, quest’ultimo a capo del ramo italiano di Breitbart News; il docente universitario Giuseppe Valditara, e infine lui. Il vero personaggio della serata.

Professore all’Università di Reading, autore di decine di saggi di politica ed economia, l’uomo indicato come prossimo ambasciatore statunitense a Bruxelles in sostituzione di Anthony Gardner si presenta agli ospiti, incuriositi e al contempo reverenziali, con una eleganza anglosassone alla quale siamo poco abituati, lo sguardo intenso e fiero accompagnato da una voce profonda, sessantaquattro anni portati con la grazia di un abito di alta sartoria.

E’ Malloch, nel suo inglese impeccabile e ben scandito, a prendere parola al microfono. “Vi porto i saluti del Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump”, esordisce. Scroscii di applausi, una acclamazione sincera. La curiosità brulica per l’uomo che nel nostro continente rappresenterà non solo gli alti interessi del proprio paese, ma anche gli occhi e le orecchie del Presidente della dottrina “America First“.

“Entro due anni Trump condurrà gli Stati Uniti verso una piena sovranità e fuori dalla globalizzazione“. Malloch ha familiarità con i numeri e ne rimbalza in continuazione nelle menti dei suoi ascoltatori. I numeri, entusiasti, dei primi cento giorni della presidenza Trump: il 97% dei suoi elettori lo rivoterebbe; la borsa di New York è cresciuta di due trilioni di azioni; ventinove nuove leggi, trentatue ordini esecutivi, come non si vedeva da decenni.

“Il 98% dei media si è espresso in maniera negativa su Trump” ma “Trump vince sui media tradizionali usando i social network”. Malloch diviene la voce del Presidente. Un presidente che nelle sue parole “non è un idealista, è un pragmatico, e governa con il buonsenso: è un ‘service leader’, l’uomo del quale l’America aveva bisogno”.

Tutto si può rimproverare all’uomo dietro al microfono, tranne che difetti di ars oratoria. “Kissinger” continua “ha sostenuto che Trump sarà un grande presidente, la sua presidenza avrà un grande impatto e, soprattutto, cambierà l’ordine mondiale”. Un ordine che, guardando bene, è già cambiato: “Trump ha sostenuto la Brexit e stipulerà accordi commerciali con il Regno Unito escludendo l’Unione Europea. Il mondo tornerà agli Stati-nazione e abbandonerà gli enti sovranazionali”.

“Trump” continua “è un patriota; ha cambiato il modo di condurre la Presidenza, e la Presidenza a sua volta sta cambiando lui come persona”. A questo punto, Malloch espone quelle che saranno le mosse di Trump nei prossimi cento giorni: “Abbatterà la burocrazia statale e riformerà il sistema fiscale come mai prima d’ora. Fermerà l’immigrazione clandestina con la costruzione del muro al confine con il Messico. Abolirà l’Obamacare e, soprattutto, investirà grosse somme nell’apparato militare e confermerà un nuovo impegno degli USA nella NATO“.

Terminate le due ore di conferenza, è di nuovo Malloch il protagonista, il centro di gravità della sala. L’uomo si intrattiene con gli ospiti, discute elegantemente con tutti. Arrivato il nostro turno, concede “due domande e basta”.

La fine dell’Euro, un argomento da lui profetizzato in tempi non sospetti: “L’Euro sta per finire, è inevitabile. Ho detto diciotto mesi, ma anche prima. Basta che un’altra nazione esca dalla UE e crolla tutto. Questione di tempo”.

Ma è alla seconda domanda che Malloch indossa l’abito del diplomatico, dell’uomo che ha sempre la risposta giusta.
“Come cambieranno i rapporti tra USA e UE, e in particolare con l’Italia?” “Non cambieranno” sentenzia, “gli USA sono i vostri migliori alleati. Voi italiani dovete capire che non avete un nemico negli Stati Uniti. I vostri nemici sono la Russia, la Cina e l’ISIS.” Non c’è più tempo di incalzarlo, di chiedergli di più, perché l’aula gremita e il tempo scarso non ce lo permettono.

Si conclude la serata, e il capoluogo lombardo che solo due settimane dopo ospiterà in pompa magna l’ex Presidente Barack Obama, senza neppure accorgersene, ha ospitato tra le proprie strade quello che probabilmente diverrà uno degli uomini più importanti -e discussi- del Continente.

(di Federico Bezzi)

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