"Gangbank", Paragone spiega il furto dell'alta finanza

“Gangbank”, Paragone spiega il furto dell’alta finanza

Si è svolta presso la libreria Mondadori di Salerno la prima di una serie di conferenze del gruppo SalernoThinks avente come tema la presentazione del nuovo libro di Gianluigi Paragone.

Gangbank. Il perverso intreccio tra politica e finanza che ci frega il portafoglio e la vita” edito da Piemme è il nuovo lavoro del conduttore del programma di informazione La Gabbia in onda su La7. Il lavoro di Paragone parte come una difesa della Costituzione e indica come “gangbank” quel gruppo che il professore keynesiano Federico Caffè indicava come “gli incappucciati della finanza”.

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“Oggi- ha affermato Paragone- nessuno si scandalizza del passaggio da ruoli di Stato a ruoli nelle banche d’affari per uomini come l’ex ministro Domenico Siniscalco divenuto vice-presidente della Goldman Sachs”. “Gangbank- ha proseguito il giornalista televisivo- è la trasposizione del film La grande scommessa ovvero la descrizione di un mondo in cui si viene obbligati a vivere a rate, in cui il concetto della riparazione è scomparso perché, essendo tutto low cost, è meglio ricomprare che aggiustare”.

Non sono mancate critiche ai trattati di libero scambio e al modo in cui le trattative sono state condotte. Con il Ttip bloccato è stato varato il Ceta che ha spalancato agli arbitrati internazionali in cui le multinazionali faranno valere le regole di un mercato scritto da loro e per loro, al fine di trovare una facile soluzione.

Co-responsabili dei politici, che hanno dato il via alle privatizzazioni a partire dalla nota vicenda del panfilo Britannia, sono gli imprenditori in cui il pensiero comunitario di Olivetti è un ricordo sbiadito. Interpellato sul reddito di cittadinanza Paragone lo ha definito “una toppa nel momento in cui non si può più garantire il lavoro ma non la soluzione”.

La critica principale resta al modello liberale considerato una colossale bugia contro la quale c’è bisogno di una rivendicazione dal basso, perfino di una lotta di classe contro chi vuole far lottare l’ultimo con il penultimo mentre c’è bisogno di ripartire dai diritti per riprendersi tutto.

Se la finanza è un imbroglio la politica dovrebbe tornare ad essere passione contro il tradimento della falsa social-democrazia che ha aperto, negli anni Novanta, ai processi di liberalizzazione e contro chi crede in un soggetto estraneo alla democrazia rappresentativa come la Banca Centrale Europea. Se la caduta dei partiti è stata un male il peccato originale resta la separazione della Banca d’Italia dal Tesoro.

(di Luca Lezzi)

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