Se c'è pace nel mondo è grazie alla Russia

Se c’è pace nel mondo è grazie alla Russia

L’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Corea del Nord è solo l’ultimo atto di un buon quindicennio totalmente allo sbando da parte della classe dirigente statunitense e di tutti i galoppini europei che la continuano a seguire manco fosse la Verità rivelata.

Può sembrare una dichiarazione puramente diplomatica, ma la “preoccupazione” espressa dal Cremlino dopo lo scambio di battute roventi tra il governo di Pyongyang e quello di Washington altro non è se non il risultato di quindici anni che hanno dimostrato al mondo una sola cosa, ovvero quanto quella russa sia l’unica classe dirigente con un minimo di sale in zucca tra i principali attori della scena internazionale.

Se c'è pace nel mondo è grazie alla Russia
“È con grande preoccupazione che stiamo guardando l’escalation delle tensioni nella penisola coreana: invitiamo tutti i paesi a dar prova di moderazione e ammoniamo contro qualsiasi azione che potrebbe portare a misure provocatorie”, dice Dmitri Peskov, portavoce russo.

Aggiungendo: “I paesi occidentali spesso non nascondono il loro obiettivo finale di eliminare il sistema politico della Corea del Nord. Questo significa eliminare una sovranità della Corea del Nord. Un tale approccio è inaccettabile. Naturalmente, stiamo facendo gli sforzi per riprendere i negoziati. Stiamo lavorando con i nostri colleghi coreani, con i partner degli Stati Uniti. Un passo avanti e due indietro”.

Mosca è  l’unica che studia strategie complesse che non puntino all’azione guerrafondaia aprioristica, questa è la verità. A Ovest, un manipolo di psicopatici ha perso completamente il lume della ragione.

Qualsiasi Stato e relativa élite persegue i propri interessi, e in nome degli stessi è capace delle azioni peggiori. Ma mentre a Dayton l’amministrazione Clinton metteva segno un capolavoro politico (pur criminale contro la Serbia) e lo stesso faceva in Kosovo, dalla seconda guerra del Golfo in poi l’insensatezza ha dominato sovrana.

Armi di distruzione di massa non solo inesistenti, ma anche una truffa nota a tutti. Poi l’appoggio all’aggressione georgiana del 2008, il ritiro delle truppe dall’Iraq, la follia delle primavere arabe, la stramberia dei maidan in Ucraina. Il risultato è che il vecchio rivale si è rafforzato, mostrando anche ai peggiori russofobi quanto sia l’unico attore raziocinante in un panorama dove alberga la schizofrenia geopolitica. Una schizofrenia pericolosa perché controproducente, paradossalmente anche per gli stessi interessi americani.

La Russia sta affrontando una situazione ai limiti della psicosi politica, e lo sta facendo da anni. Non si tratta di esaltare a prescindere, è semplicemente la constatazione di un’evidenza: è l’unico Paese che ragiona, che cerca soluzioni, che lascia davvero spazio alla diplomazia al netto della vergognosa propaganda denigratoria che l’Occidente gli ha gettato contro, senza contare le sanzioni economiche.

Viene aggredita al confine dell’Ossezia e preserva l’indipendenza di un Paese. Viene aggredita in Ucraina, e si limita a contenere. Viene attaccata in Siria, ma cerca soluzioni diplomatiche. Viene aggredita perfino in modo farsesco negli ultimi giorni del mandato di Obama, con quella ridicola espulsione di diplomatici a cui non seguì alcuna risposta per le rime, ma solo tanta maturità, pazienza, attesa.

Di fronte a un contesto che le è estraneo, come quello asiatico (un dato storico difficilmente eludibile per il passato come per il futuro), cerca di fare da paciere.

Peccato che Putin e i suoi siano circondati, fuori dai loro confini, da un manipolo di burattini incompetenti e siano fronteggiati da un signore comandato a bacchetta da dei veri malati di mente. Che sono molto peggio dei criminali, perché non hanno la minima cognizione di ciò che stanno facendo.

Se nel nostro pianeta c’è, nonostante tanti conflitti locali e tumulti, una relativa pace globale, si deve solo a Vladimir Putin. Di esaltarlo a prescindere non ce ne frega nulla, ma bisogna acquisirlo, ormai, come dato di fatto. Altro che fregnacce storiche come l’Unione Europea.

(di Stelio Fergola)

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