Giovani nel nome del multipolarismo: intervista al Movimento Antiglobalista Russo

Giovani nel nome del multipolarismo: intervista al Movimento Antiglobalista Russo

L’intervento umanitario democratico ha scatenato in tutto il mondo, in alcuni luoghi più che altrove, reazioni di segno opposto alle pratiche di esportazione di democrazia, cambi di regime, destabilizzazione e imperialismo. Dal 1993 ad oggi, dalla guerra del Golfo alla guerra civile siriana, dalla famiglia Bush a Donald Trump, passando per Clinton e Obama, gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali si sono fatti portavoce della tutela dei diritti umani, arrivando a compiere violazioni del diritto internazionale in nome di un messianesimo che spesso e volentieri ha fatto più male che bene alle popolazioni vessate da fantomatici dittatori, governatori di “stati canaglia”, ai quali sono stati sostituiti anarchia, caos e miseria.

Una delle più interessanti e dinamiche opposizioni al globalismo d’assalto dell’Occidente liberale è il Movimento Antiglobalista Russo, il cui presidente Aleksander Viktorovich Ionov, classe 1989, ha voluto gentilmente concederci un’intervista.

Come e quando è nato il Movimento Antiglobalista Russo? Che scopi si propone di perseguire?

Il Movimento Antiglobalista Russo è nato durante il culmine della crisi mediorientale. Nel 2011, 29 paesi della NATO hanno distrutto la Jamahirija libica con i loro tomahawk, infrangendo la risoluzione 1970 e 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Gruppi di giovani patrioti organizzarono all’occasione una serie ininterrotta di incontri e manifestazioni di protesta contro la politica estera occidentale, poiché all’epoca la Russia non era ancora diventata una vera attrice nello scacchiere globale. La registrazione ufficiale del Movimento ha avuto luogo nel marzo 2012 ed è venuta a coincidere con la visita di una nostra delegazione in Tunisia ed Egitto, dove i membri sono entrati in contatto con libici in fuga dalla guerra.

Il Movimento Antiglobalista Russo (MAR) è un gruppo socio-politico che sostiene il diritto di ogni nazione alla propria sovranità e, in primo luogo, il diritto della Russia ad essere una protagonista sovrana ed autonoma nell’arena politica, economica e culturale del pianeta. Il nostro movimento persegue lo scopo di proteggere i valori etici tradizionali e di assicurare l’integrità di tutti gli aspetti che garantiscono la sicurezza della Russia: aspetti che includono la sfera socio-economica, demografica, alimentare ecc. L’attività del Movimento è rivolta contro la monopolizzazione delle relazioni internazionali e delle forme governative da parte di paesi isolati o di gruppi di paesi del sistema globale, nonché contro il mondo unipolare e l’imperativo di attenersi «all’unica prospettiva possibile» nel definire i problemi globali, nel proporne le soluzioni e nel delineare le vie di sviluppo dell’umanità.

Al momento attuale, quali sono i maggiori raggiungimenti del Movimento?

L’organizzazione del forum «Dialogo tra le nazioni», a cui prendono parte i rappresentanti dei movimenti di liberazione nazionale di tutto il mondo, ci ha reso celebri praticamente dappertutto. Inoltre, abbiamo dato vita ad una quantità enorme di iniziative in Russia e in altri paesi.

In qualità di cittadini russi, come interpretate le azione del presidente Putin e le sue decisioni nel campo della politica estera?

Abbiamo accolto con estrema soddisfazione molte decisioni di Vladimir Putin. Abbiamo inoltre appoggiato il referendum in Crimea e l’operazione siriana.

Dalla vostra prospettiva antiglobalista, che stadio di sviluppo hanno raggiunto le relazioni tra la Russia da una parte e gli USA di Donald Trump, l’Unione Europea e la Cina dall’altra?

Per ora vedo una situazione pesante. L’Unione Europea sta perdendo posizioni ed autorità a causa degli ultimi eventi connessi ai migranti, alla Brexit e alle sanzioni contro la Russia. Gli USA di Trump non hanno nemmeno elaborato una linea di condotta internazionale, almeno sino ad ora, e l’Amministrazione del presidente sta facendo dichiarazioni a dir poco illogiche con una frequenza preoccupante*. La Cina, a sua volta, ha assunto una posizione di attesa, con la saggezza che le è propria.

Che parere avete dei movimenti antiglobalisti esteri? Ritiene sia auspicabile che il modello incarnato dal Movimento venga mutuato anche da altri paesi?

Attualmente, molti antiglobalisti europei e statunitensi pensano ancora sulla base di vecchi modelli e cercano di opporsi al sistema con metodi che venivano utilizzati decine di anni fa. Ma il mondo è cambiato, e l’assenza di frontiere nello spazio informatico, nonché i processi integrativi, permettono a tutti noi di unirci e dirigerci insieme verso il raggiungimento di fini comuni. In Russia siamo aperti al dialogo con le nostre controparti straniere, siamo in cerca di punti in comune per collaborare. Nel complesso, le relazioni con i nostri analoghi stranieri si fondano su uno scambio amichevole di pareri per avviare delle azioni in comune. Il MAR collabora con i gruppi di 43 paesi, mentre membri onorari del movimento sono addirittura tre presidenti stranieri.

Il mondo è cambiato e vale la pena prenderne atto! I politici non esercitano più un’influenza realmente profonda sulla società e possiamo ormai cominciare a cambiare il sistema dei valori socio-politici imposti ora al mondo! Insieme vinceremo!

(di Elia Bescotti – Traduzione di Claudio Napoli)

*L’intervista è stata fatta prima dell’attacco statunitense alla Repubblica Araba Siriana del 06/04/2017

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