Monza: i media liberal celebrano il sottomesso Francesco

Monza: i media liberal celebrano il sottomesso Francesco

Ieri la stampa ci ha letteralmente ossessionato con i numeri di presenza alla messa del Papa a Monza (circa un milione di persone, dicono), a giudizio di tutti “vero esempio di come stare vicini alla gente” a differenza della politica pro o contro l’Europa, che a Roma ha raccolto solo poche migliaia di manifestanti.

“Il Papa emoziona, i trattati no”. Che i trattati non emozionino è fuor di dubbio, ma se il Pontefice ci riesce (cosa non scontata né ovvia) va analizzato sulla base di cosa, e non astrattamente. Il discorso di Bergoglio ha trattato i temi classici del Cristianesimo: misericordia verso il prossimo, amore, tutto con un taglio ben inquadrato alla retorica dell’accoglienza indiscriminata e del multiculturalismo.

Ovviamente telegiornali a reti unificate hanno enfatizzato enormemente questo aspetto, ricordandoci del Pontefice “umano”, dei fedeli che “ritrovano la via della Chiesa“, e varie retoriche simili. Vale la pena sottolineare come tali “ritrovati fedeli” d’élite siano ben lieti di raccontare di piazze affollate se Francesco parla dell’ immigrazione come dato di fatto, molto meno lo farebbero le èlite stesse se si concentrasse sul diritto dei popoli a non emigrare e a svilupparsi a un livello di minima dignità là dove nascono.

Molto meno lo farebbero poi le masse, se insistesse su temi in cui la battaglia della Chiesa dovrebbe essere capillare, come la famiglia naturale etero, la lotta all’aborto e all’eutanasia, la contrarietà al divorzio, ambiti scomodi in cui Bergoglio si è dimostrato pressoché indifferente, facendo un computo totale dei suoi discorsi e soprattutto del taglio che conferisce agli stessi. Lo stesso Bergoglio, un paio di mesi fa, ha sostanzialmente ignorato il taglio di fondi governativi ripristinato da Donald Trump contro le ONG abortiste americane (a differenza, è bene ricordarlo, dei vescovi statunitensi), concentrandosi sulla critica alla costruzione del muro con il Messico, ostacolo all’accoglienza sulla quale spinge praticamente in ogni discorso pubblico.

Per autocitare il mio commento su facebook postato ieri:

“Sarei curioso di vedere quanta gente avrebbe radunato Papa Francesco se parlasse contro l’aborto, per la natalità, per i genitori ambosessi almeno la metà di quanto parla di accoglienza e multiculturalismo. Il mondo antiteista affonda il colpo su una Chiesa in coma totale, approfittando del suo ruolo nullo nella società e del tentativo tristissimo di attirare persone pronte ad acclamarlo solo fintanto che dica ciò che loro desiderano.”

Il commento, pubblicato sulla pagina social La via culturale, ha prodotto alcune prevedibilissime risposte, che credo valga la pena di pubblicare con le seguenti immagini:

Monza: i media liberal celebrano il sottomesso Francesco

Monza: i media liberal celebrano il sottomesso Francesco

Ora, che la Chiesa sia assediata da manovre mediatiche è fuori di dubbio. Esattamente come è fuor di dubbio che Francesco gli presti il fianco, a differenza dei suoi predecessori recenti, Joseph Ratzinger su tutti, i cui discorsi non potevano essere “manovrati” più di tanto, al punto che il mondo liberal gli scatenò contro una vera guerra dialettica, anzi anti-dialettica, considerato come, in modo volgare e penoso, gli impedì di parlare in quel del 2008 all’Università la Sapienza.

Sono ben conscio della marcia viscida dei media di sistema per sfruttare le parole del Papa. Ne ho anche scritto in proposito in un mio libro che verrà pubblicato il mese prossimo sui temi dell’eutanasia e dell’aborto. Ciò non toglie che Francesco sia il candidato ideale per il verificarsi e l’intensificarsi di questo processo.

Senza contare che certe risposte, pur sollevando argomentazioni anche valide, dimostrano di non leggere bene quanto si scrive, travisandolo o raccogliendone solo una parte. Io ho scritto, testualmente: “se parlasse contro l’aborto, per la natalità, per i genitori ambosessi almeno la metà di quanto parla di accoglienza e multiculturalismo“.

Non ho mai sostenuto che ignori questi argomenti: del resto non potrebbe mai evitarli in senso assoluto, altrimenti sarebbe da cacciare seduta stante, visto che fino a prova contraria è il massimo esponente della Chiesa cattolica e non del circolo dei venditori ortofrutticoli.

Che il vicario di Cristo e il massimo esponente della Vaticano non parli nemmeno una volta in un anno (o in nessun discorso pubblico) contro l’aborto, contro le ideologie gender o per la famiglia, scusatemi, ma è matematicamente impossibile.

Secondo passaggio: “sono distorsioni mediatiche”.  Non ci si pone però la domanda più importante: perché queste distorsioni hanno terreno tanto fertile? Con un Ratzinger c’era ben poco da distorcere, mentre con Francesco “la strada si apre” per citare con truce ironia un canto da parrocchia molto popolare.

È chiaro, ovvio e scontato che il Papa ogni tanto tiri fuori argomenti per la famiglia (è avvenuto ad ottobre in Georgia, del resto) com’è altrettanto evidente che il rispetto dell’uomo sia un elemento di forza della dottrina cristiana, ma ciò non toglie che l’enfasi dialettica dei suoi discorsi, così come la maggior parte dei temi che affronta, siano ben accetti dall’élite mondialista, ben contenta di collegare le presenze record alla visita del Pontefice ad affermazioni ben impostate sull’idea del multiculturalismo e molto meno interessata a farlo se lo stesso dà un taglio decisamente anti-conformista sulle decine di migliaia di interruzioni volontarie di gravidanza che caratterizzano la vita del nostro Paese ogni anno.

Terzo passaggio: “non ha mai parlato di politiche migratorie”. Cosa c’entra questo, di grazia? Se il Papa, da un punto di vista cristiano, incoraggia all’incontro tra culture e non all’aiuto ai popoli nei loro luoghi di origine, produce un discorso sostanzialmente favorevole alla difesa delle migrazioni di massa, non c’è da girarci granché intorno e non ci vuole nemmeno un genio per capirlo. Oppure produce un discorso che i media possono enfatizzare in tal senso. Il risultato è lo stesso, e a noi interessa quello.

“Il Papa ci incoraggia ad affrontare la realtà”. Beh, la realtà è che lo Stato italiano non esiste. E “deve cercare accordi con la Libia” per fingere di affermare il suo sacrosanto diritto di far entrare o non fare entrare chi desidera nel suo territorio. Il fatto poi che la  situazione sia stata presentata dall’Unione Europea e da tutto il suo sistema propagandistico come insormontabile fino all’altro ieri, mentre ora all’improvviso, quando la crisi e i disastri dell’invasione mettono un po’ di paura, si diffondono raccomandazioni all’attuazione di una politica di rimpatri, non fa che dimostrare la fragilità ideologica di simili imposizioni spacciate per verità assolute.

Sostenere l’accoglienza (perché questo fa il Papa, che non parli direttamente di politiche migratorie c’entra come i cavoli a merenda) non è affrontare la realtà. È semplicemente una caricatura della stessa, francamente insopportabile oltre che insostenibile da un punto di vista sociale. Di fatto operatrice in senso favorevole alle idee mondialiste, multiculturali e globalizzatrici. Con buona pace delle distorsioni.

Il Papa emoziona, certo. Se parla astrattamente di incontro tra culture senz’altro. Ma se il taglio dovesse virare in modo deciso su aborto, eutanasia e tutti i temi cristiani decisamente scomodi a questa società della materia, senza spirito né prospettiva, quanti di quel milione sarebbero in piazza? Rispondo io: nemmeno la metà. Perché le cose scomode (ancora di più dell’invasione di migranti, perché toccano la condotta quotidiana del cittadino medio in modo infinitamente più profondo)  danno fastidio. Alle èlite come al popolo.

La Chiesa di Francesco evita tutto questo, trasmettendo i messaggi che il mondo liberal vuole sentirsi dire. Lo stesso mondo liberal che sta distruggendo San Pietro, facendolo pure passare per risorto.

(di Stelio Fergola)

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