La favola di Virginia Raggi, sindaco di Roma

La favola di Virginia Raggi, sindaco di Roma

Per raccontare la favola “Virginia Raggi, Sindaco di Roma” è necessario inquadrarne due personaggi comprimari, entrambi appartenenti ai “4 Amici al Bar”, la chat in cui “La Sindaca” manteneva i contatti con i suoi collaboratori più fidati.

Il primo è Raffaele Marra, arrestato a fine 2016 per corruzione nell’inchiesta relativa a Mafia Capitale. Dopo un impiego nella Guardia di Finanza, nel 2006 diventa dirigente di un ente controllato dal Ministero dell’Agricoltura e diretto da Franco Panzironi, anche questo indagato nell’ambito della medesima indagine e fidatissimo di Gianni Alemanno. Quest’ultimo, quando viene eletto Sindaco di Roma, assegna a Marra la delega alle politiche abitative. L’ex finanziere si vede impegnato in un ruolo di grande influenza sull’elettorato dei ceti popolari ed un centro nevralgico di appalti. E’ in questo periodo che Marra incontra l’altro personaggio comprimario della favola, Salvatore Romeo.

Nel 2013, durante la Giunta Marino e prima che quest’ultimo lo confinasse all’ufficio preposto ai rapporti con i cittadini, Marra diventa dirigente del dipartimento di controllo delle partecipate in cui lavora Romeo. Nel medesimo periodo Virginia Raggi e gli altri Cinque Stelle stanno muovendo i primi passi nell’amministrazione capitolina e cercano di stabilire contatti con persone al suo interno. Uno di questi è appunto Romeo, che non ha mai nascosto le proprie simpatie pentastellate.

Quando Roma crolla nel caos che porterà Marino alle dimissioni, gli interessi dei personaggi comprimari e del M5S iniziano a convergere: i primi necessitano di affidarsi ad una forza politica che permetta loro di tornare in quei ruoli influenti da cui furono allontanati, i secondi hanno bisogno di qualcuno che li guidi all’interno della macchina amministrativa romana in vista delle imminenti elezioni. Quando Marino si dimise fu chiaro sin da subito che il suo successore sarebbe stato un esponente del Movimento; i “grillini” erano palesemente favoriti nonostante non avessero ancora scelto il loro candidato sindaco. In quei momenti il papabile è Marcello De Vito, capogruppo 5 Stelle in Campidoglio.

La sua ascesa, però, viene interrotta da un dossier, rivelatosi poi fasullo, in cui lo si accusa di un accesso agli atti per conto di un privato cittadino. Questo dossier, il cui autore è sconosciuto, arriva nelle mani di Virginia Raggi e di Frongia (assessore allo sport e terzo Amico al Bar) dall’Ufficio Condoni del Dipartimento Urbanistica. Non si può fare a meno di notare come la fonte del dossier sia perlomeno contigua con gli ambienti in cui si muovevano Marra e Romeo. Fatto sta che il dossier viene sostanzialmente preso per buono dai vertici pentastellati con conseguente sconfitta di De Vito e vittoria di Virginia Raggi alle “Comunarie”.

La protagonista della nostra favola viene catapultata su un palcoscenico importante come il Campidoglio, totalmente digiuna di esperienze amministrative e con due problemi da affrontare: la rinascita della Capitale dal degrado in cui è precipitata e la costruzione del nuovo stadio dell’AS Roma. Due situazioni in grado di generare appalti dalle proporzioni esorbitanti. Marra lo sa bene, grazie ai propri trascorsi tra partecipate ed edilizia comunale. Sembra tutto pronto per il matrimonio perfetto: a Virginia Raggi serve un uomo di fiducia che possa assumere un ruolo influente, quel ruolo influente che Marra cerca di tornare a ricoprire. Ma, come in tutte le favole, interviene un colpo di scena che rivela il lato oscuro della vicenda.

Marra, infatti, resta invischiato nell’inchiesta conosciuta come Mafia Capitale. Oltre a Marra e Panzironi, sono indagati anche Franco Amore e Sergio Scarpellini. Il primo riuscì ad affittare 96 appartamenti di un residence fuori Roma al Comune capitolino per circa 2.256,00 euro ciascuno. Questo “affare” si concluse tramite una trattativa privata tra l’immobiliarista e Marra, in qualità di responsabile per le politiche abitative. Scarpellini, invece, è un altro immobiliarista in affari con il Comune di Roma. Questi vendette un attico di lusso all’ex finanziere con uno sconto di mezzo milione. Alla luce di frequentazioni che intrecciano “palazzinari”, amministrazione comunale e Mafia Capitale, non si può escludere che l’obbiettivo principale di Marra e soci fosse speculare sugli appalti relativi al futuro stadio di Tor di Valle.

L’arresto di Marra e le dimissioni di Romeo hanno di fatto scongiurato questa eventualità. A riprova di ciò possiamo considerare il dimezzamento delle cubature che ha portato all’accordo tra Comune ed AS Roma. Questo è il lieto fine della prima puntata: eliminati i “cattivi”, Virginia può riconciliarsi con parte dell’elettorato romano grazie all’accordo con la società giallorossa. Chi per fede calcistica, chi per la revisione del progetto-stadio, ha ritrovato fiducia nel sindaco. Va da sé che, con certi compagni di viaggio, un epilogo del genere sarebbe stato a dir poco improbabile.

Resta da appurare il grado di consapevolezza della “Sindaca” circa le persone a cui si era affidata. Gli esiti dell’accordo sul nuovo stadio e l’estrema fragilità dimostrata negli scorsi mesi lasciano pensare che la Raggi sia stata vittima della propria inesperienza o della propria convinzione di sapere controllare un soggetto ambiguo come Marra.
La favola di Virginia Raggi Sindaco di Roma non è finita, anzi. Inizia ora. Dopo avere messo a nudo i rischi che comporta affidarsi ad una forza politica neofita nell’amministrazione e quanto questa possa essere esposta a giochi di potere, Virginia può finalmente applicarsi alla ricostruzione della Capitale senza, ed è la prima volta per il Movimento 5 Stelle, potere invocare i “poteri forti” come causa dei propri fallimenti. La nostra protagonista sarà in grado di raggiungere quei risultati che spianerebbero la strada per il Governo nazionale al Movimento fondato da Beppe Grillo? Lo sapremo nella seconda puntata.

(di Dante Cruciani)

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