La false flag degli stupri di Francoforte

La false flag degli stupri di Francoforte

Un lavoro giornalistico non è fatto solo di eventi clamorosi, ma anche di curiosità e minuzie, analisi che se ne possono dedurre, rilevamento di comportamenti ambigui di una parte, pur minoritaria, della stampa.

Ebbene, nei giorni scorsi è successo un fatto abbastanza curioso. Il tema è quello degli “stupri da parte degli immigrati”, un argomento che dagli eventi del capodanno di Colonia del 2016 è rimasto abbastanza tabù nella memoria della stampa e della cultura semicolta.

Non avrebbe potuto essere diversamente, si trattò di un fenomeno imbarazzante per chi appoggia l’idea dell’accoglienza indiscriminata, un evento che coinvolse mille immigrati in una notte sola, quindi hai voglia a lanciare i soliti mantra del semicoltismo tipo “non si può generalizzare” “ognuno è diverso dall’altro” (pur nel desiderio di avere automi tutti uguali, ma quelli sono dettagli) e il sempreverde “no al razzismo” che nella fattispecie c’entrava quanto i cavoli a merenda, ma ogni volta che si fa presente il perché è come parlare a un muro.

La cosa non si poteva ignorare, nella sua gravità, e non c’era modo di contestarla, tanto che in pochi mesi è svanita dalle agende della stampa e di gran parte dei lettori progressisti.

In questo caso scompare Colonia e appare, come per magia, la parola “Francoforte”. AGI lancia un titolo fragoroso: “Le violenze sessuali di capodanno fatte dagli immigrati di Francoforte non sono mai successe”. Il Post segue l’onda: “La Bild ha chiesto scusa per un articolo pieno di accuse inventate”.

Nessuna data nei titoli, il che fa ricollegare al lettore medio la notizia di nuovo a Colonia. Ma a cosa ci si riferisce, nello specifico? A un famigerato stupro di capodanno 2017 di Francoforte, sul quale però grava un piccolo dettaglio: non viene praticamente riportato da nessuno. Perfino la pagina facebook del segretario della Lega Nord Matteo Salvini, non certo insensibile a questo tipo di cose, non menziona minimamente l’accaduto.

C’è, quello sì, un sito collegato a Salvini che parla di “una Colonia 2” , citando un articolo de Il primato nazionale che effettivamente nomina ma la cosa si ferma lì. La stampa mainstream non menziona l’evento, il che in effetti potrebbe far pensare anche alla veridicità, considerata la loro mancanza di puntualità (quando non l’aperta negazione o il riportare i fatti in modo menzognero) nel comunicare ciò che accade in Siria e in Ucraina da qualche anno.

C’è un’altra cosa piuttosto strana. Di questi stupri nessuno dice nulla prima della prima settimana di febbraio. E i pochissimi che ne parlano fanno rimbalzare davvero poco la notizia. La fonte era di per sé molto dubbia: il rotocalco scandalistico Bild.de, non esattamente famoso per la sua ortodossia nel verificare i fatti e spesso oggetto di scherno per il “colore” (per usare un aggettivo eufemistico) del proprio lavoro giornalistico.

La false flag degli stupri di Francoforte

Si sarebbe potuto senz’altro pensare, come le prime versioni avevano sostenuto, che ci fosse stato l’intervento governativo per rendere poco nota la faccenda, ma una cosa simile, se fosse veramente grossa, difficilmente si potrebbe tenere a bada per più di un mese. La stessa Bild “chiede scusa ai lettori” nei giorni scorsi, facendo mea culpa per una notizia inventata.

C’è puzza di false flag, per dirla all’anglosassone: quella bandiera falsa che tenta, in modo talmente maldestro da essere ignorato da tutti, di ri-creare un fenomeno simile a quello di Colonia per poi “rivelarne” la falsità qualche giorno dopo, scrivendoci pure dei titoloni di “riscossa dell’immigrato” innocente a prescindere. Come si diceva prima, ovviamente nessun dettaglio sulla differenza di anno , ma solo un semplice “gli stupri degli immigrati di Capodanno non sono mai avvenuti”.

Qualche lettore che ho osservato sui social mi è sembrato sinceramente cascarci. Poca roba, vista la diffusione ridicola della notizia. E a quei pochi che ci sono stati dietro: rilassatevi, che Colonia non la cancellate. Rimane lì dov’è, nella sua tragicità e nella vostra stoltezza.

(di Stelio Fergola)

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