I "cristiani sotto tiro" attraverso gli Occhi della Guerra

I “cristiani sotto tiro” attraverso gli Occhi della Guerra

Sono ben 7100 i cristiani uccisi nel 2015 a causa della loro appartenenza religiosa. 7100 nostri correligionari che, prima della morte, hanno subito persecuzione e oblio. Ancora oggi, due anni dopo, sono più di venti i Paesi al mondo dove essere cristiano suona quasi come una condanna. Non si tratta solamente di Paesi come l’Iraq, la Siria del Califfato o l’Egitto, ma anche di luoghi decisamente vicini a noi (come Cipro o il Kosovo) o di nazioni all’apparenza insospettabili, come il buddhista Bhutan.

La situazione dei cristiani sotto tiro è stata l’argomento centrale di un incontro che si è svolto ieri nella città di Brescia, presso la sede del Giornale di Brescia e promosso da due Rotary Club locali (Moretto e Brescia Capitolium). Ospiti, e relatori, della conferenza tre dei giornalisti d’assalto che formano la redazione de Gli Occhi della Guerra, attualmente il più quotato e autorevole nome del reportage di guerra: Fausto Biloslavo, storico reporter fin dagli anni ’80, Matteo Carnieletto e Giovanni Masini.

I "cristiani sotto tiro" attraverso gli Occhi della Guerra

L’incontro si è aperto con la visione di un reportage dal fronte iracheno, in quella zona di confine ancora oggi duramente contesa da militanti dell’ISIS e peshmerga curdi. Biloslavo ci ha portato i suoi ricordi e la sua esperienza in quei luoghi, documentando e raccontando in maniera magistrale la difficile situazione dei profughi cristiani e yazidi “schiacciati” fra i due contendenti in guerra. Purtroppo è emerso chiaramente come i nostri correligionari iracheni siano di fatto dei profughi di serie B; completamente dimenticati dall’Europa, confinati in campi provvisori e con la perenne minaccia del Califfato sul collo. Una situazione che non accenna a migliorare, con l’Europa che sembra aver paura di aiutare i cristiani perseguitati, forse per non ammettere che è in atto una vera e propria persecuzione religiosa o forse per paura di essere bollata come “razzista” qualora decidesse d’aiutare prima i propri correligionari.

Seppur forse non si possa parlare di vera e propria persecuzione, anche la situazione dei cristiani di Cipro nord è emersa in tutta la sua drammaticità. La parte settentrionale dell’isola è stata occupata militarmente dalla Turchia nel lontano 1974, ma tutt’oggi le truppe di Ankara non hanno ancora lasciato il Paese. Giovanni Masini, che ha visitato Cipro recentemente, ha raccontato come i soldati turchi abbiano svuotato e saccheggiato buona parte delle chiese della parte settentrionale dell’isola e come ai ciprioti sia di fatto impedito di restaurarle o quantomeno frequentarle. I musulmani, che hanno colonizzato il Paese dopo l’invasione turca, usano gli scheletri di queste chiese come stalle o come macelli per le greggi. Una sorte ancora peggiore è toccata anche ai cimiteri cristiani, dove le tombe sono state demolite e profanate ancora nel 1974. Ai cristiani ciprioti è addirittura vietato entrare in questi cimiteri distrutti, dove tombe scoperchiate e croci spezzate sono sparse su tutto il terreno. Questo è quello che accade a Cipro, non lontano dalle nostre coste, per mano della Turchia. Turchia che, è bene ricordarlo, è un membro attivo della NATO nonché la Nazione che in questo momento si sta occupando dei profughi da destinare all’Europa.

La conferenza è stata anche l’occasione per presentare il nuovo libro scritto da Matteo Carnieletto, responsabile editoriale de Gli Occhi della Guerra, e Andrea Indini, responsabile de IlGiornale.it. “Sangue occidentale” (questo il nome del libro) è un viaggio sanguinario, allucinante e puntuale nel mondo del Jihadismo moderno, specialmente in relazione agli ultimi atti terroristici compiuti nel cuore dell’Europa. Gli autori scoprono trame occulte, connivenze, canali di arruolamento e cercano di comprendere fino in fondo la portata di ciò che sta accadendo nel Vecchio Continente.

Quello de Gli Occhi della Guerra è sicuramente un progetto nobile e difficile; riportare il grande reportage di guerra nell’informazione italiana, dalla linea del fronte e con l’aiuto delle moderne tecniche di comunicazione. Un progetto che richiede ovviamente dei costi e delle spese, in un’epoca in cui il giornalismo è all’apice della sua crisi. Per questo IlGiornale.it ha lanciato una campagna di crowdfunding per finanziare i prossimi servizi e i prossimi documentari de Gli Occhi della Guerra. Chiunque volesse sostenere in qualsiasi modo il vero giornalismo d’assalto può farlo qua.

(di Andrea Tabacchini)

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