La chiaroveggenza dei media nelle critiche a Trump

La chiaroveggenza dei media nelle critiche a Trump

Il mondo ha assistito con stupore alla (per molti imprevista) elezione e all’insediamento di Donald J. Trump come presidente di quella che i media definiscono “la più grande democrazia del mondo”, gli Stati Uniti d’America.

Il tycoon è però vittima della più feroce critica proprio da parte degli stessi media e degli apparati di tutto l’establishment americano e forse anche occidentale. Si può legittimamente pensare che queste critiche siano fondate, oppure si può ritenere che siano strumentali e pregiudizievoli. E mentre nel primo caso si può affermare, correttamente, che qualche ombra effettivamente ci sia (ma come del resto per tutti i candidati), è al pari inopinabile che sia in atto una fortissima macchinazione di tutto un mondo per contrastare e disarcionare quel corpo estraneo di Trump il prima possibile, perché, ad esempio, ha rotto le uova nel paniere a colossi come il finanziere Soros, giusto per citarne uno, il quale avrebbe perso oltre un miliardino di dollari a causa della sue elezione.

Dai media italiani poi, come per altro avvenne all’epoca del “primo” Obama, abbiamo ricevuto un tripudio di ruffianeria nei confronti del duo Obama/Clinton e un fuoco di fila costante contro Trump, al punto tale che, come con Obama vs. McCain di 8 anni fa, secondo sondaggi nazionali, oltre il 90% degli italiani avrebbe votato il candidato democratico. Senza neanche sapere il come o il perché.

Senza paura di essere smentiti, possiamo dire che Donald J. Trump ha ricevuto più critiche senza essersi ancora insediato di quante ne abbia ricevute Obama in 8 anni di amministrazione. E questo ad una persona normale (avendo, di fatto, Obama perso le elezioni) dovrebbe far suonare più di qualche campanello d’allarme: se è stato tanto bravo, perché la gente ha votato Trump?

E, proprio per bloccare questo semplice ragionamento, i media si sono sbizzarriti e ci hanno bombardato con tre risposte ad una domanda che nessuno aveva posto loro (excusatio non petita, accusatio manifesta). La prima risposta è stata che “chi lo ha votato è ignorante, razzista, povero e risentito, xenofobo, fascista”. Ma gli Usa non erano quelli che dal fascismo ci avevano liberato? Non è che glielo abbiamo attaccato?

Grazie a questa elezione americana abbiamo compreso in maniera ancora più candida che esiste solo un voto possibile, altrimenti si è beceri, brutti sporchi e cattivi. E anche un po’ populisti e razzisti, che non guasta mai. Quando invece il popolo ha scelto Obama, allora era ricco, bello, colto, solidale e pacifista.

A questo punto, l’unica spiegazione possibile è che Obama abbia trasformato un popolo colto, ricco bello e solidale in un popolo razzista, ignorante, guerrafondaio, becero e brutto in soli 8 anni. Dev’essersi impegnato parecchio. Insomma, la politica democratica, a conti fatti, è quella di trasformare le persone in razzisti professionisti. Soprattutto quei cittadini che, in linea teorica, dovrebbero essere proprio i più progressisti: contadini, operai e cittadini meno scolarizzati.

La stampa allora ha dato a questo punto il meglio di sé, recriminando sul mancato voto delle minoranze “illuminate” dal progresso in contrapposizione alla chiusura mentale del rozzo uomo bianco e vecchio da America profonda.

Come non ricordare in questo senso il parallelismo con gli articoli sui millennial, i giovani votanti, che ci avrebbero salvato dalla Brexit contro i cattivi anziani ignoranti e populisti a cui rimaneva poco da vivere e che si permettevano di decidere sul futuro di chi ancora aveva lunga vita (l’hanno scritto davvero!).

Peccato poi che degli stessi anziani abbiano tessuto le lodi descrivendoli come saggi e maturi quando, la maggioranza di loro, ha votato “Sì” nel referendum italiano, al contrario dei giovani distratti ed immaturi, cresciuti in brodo populista berlusconiano della tv generalista che li ha plasmati.
Insomma, per i democratici le classi ignoranti continuano ad esistere nella loro testa. Ma alle volte s’inverte. Per loro, in fondo, vale sempre la vecchia massima di Brecht: «Il Comitato centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo».

La seconda risposta alla domanda sul perché abbia vinto Trump da parte dei media è stata che, in effetti, a ben guardare, la Clinton ha preso più voti dagli americani di Trump e che quindi doveva essere più legittimata. È evidente dunque che per loro, da oggi, la legge elettorale sia da rifare e allo stesso modo sia da rifare anche la legge sul conflitto d’interessi, perché un industriale non può tenere aziende e fare il presidente.

Ecco che quindi, dopo 44 volte in cui il sistema elettorale americano ha funzionato alla perfezione e mai nessuno lo aveva messo in dubbio (nemmeno nelle altre occasioni in cui a vincere era stato un presidente eletto complessivamente con meno voti, come è avvenuto nel caso di Bush Jr.), d’improvviso è diventato da buttare.

Poco importa che tale sistema sia sempre riuscito a mantenere unito ed efficiente un ordinamento federale come quello americano e che in ogni distretto/Stato di voto viga il voto per testa. Secondo i professionisti della democrazia avrebbe dovuto esserci una legge più democratica. E non ha importanza nemmeno che fino a qualche anno fa nel senato italiano si votasse praticamente nello stesso identico modo che negli Stati Uniti, o che sia un sistema quasi identico a quello con cui si vota nel Parlamento della “superdemocratica” Unione Europea.

A questo adagio si sta aggiungendo poi un altro tormentone: la vittoria di Trump è stata frutto di una manipolazione da parte di hacker russi. Non si sa chi, come e perché, ma sono stati loro. Hanno sabotato le menti e hanno spostato il voto delle manine degli americani a favore di Trump. Roba che nemmeno nei film di fantascienza in cui il cattivo attraverso alcune macchine speciali lancia onde magnetiche e controlla il pensiero della gente.

La cosa più intrigante della vicenda è che le colpe dei russi, o presunte tali, sarebbero quelle di aver diffuso documenti e vicende vere taciute agli americani. Noi forse più che parlare di colpe, daremmo volentieri un premio a costoro. Tanto più alla luce del fatto che la candida Hillary Clinton ha coordinato un tentativo di rovesciamento delle elezioni russe solo qualche anno fa, proprio contro Putin.

Ma a pensarci bene, non si può forse considerare molto peggio e più manipolatoria l’entrata a gamba tesa dei media globali che ci descrivevano Trump come il male assoluto senza alcuna possibilità di vincere? Oppure i giornali già prestampati col titolo sulla vittoria della Clinton?

Non era forse quello un tentativo di condizionare il voto della gente? Si può dunque concludere che se le accuse fossero davvero fondate allora i russi sarebbero più svegli degli americani e dei media dell’Occidente. Oppure si può ritenere che siano bufale ininfluenti.

La terza ed ultima risposta alla domanda sul perché abbia vinto Trump è stata che Donald non può essere eletto perché ha diversi problemini con il fisco, la giustizia e probabilmente con i marziani, mentre la Clinton è candida (ma intendevano la malattia?) e i finanziamenti pervenutele dagli stati finanziatori dell’Isis sono solo una coincidenza. In questo i media si sono scatenati su diverse vicende personali riguardanti il tycoon, da vecchi flirt e accuse di sessismo a questioni di tasse, presunti conflitti di interesse e dossier “russi” di origine invece americanissima che spuntano a destra e a manca.

Evidentemente per governare serve il pedigree democratico, con delle regole ben chiare. Ad esempio, la patente di pacifista può essere elargita solo a sinistra. E non importa poi che vengano fatte guerre in tutto il mondo e che per questioni di rivalità interna si rischi di far scatenare una nuova tensione costante contro la Russia; o che sia proprio il guerrafondaio Trump a evitare conflitti facendo da paciere e/o annunciando di non voler più comprare i famosi F35, aerei da guerra (una guerra costosa, ma evidentemente democratica).

Mentre loro parlano, Trump agisce, riporta lavoro negli Usa, sfida le multinazionali, ricuce errori geopolitici americani che si ripetono da decenni, avvia nuove politiche sociali. Ma, no, non va bene, è Trump. In fondo, hanno sempre e solo ragione loro, e la democratica era la Clinton.

(di Riccardo Piccinato)

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