La quarta rivoluzione industriale: pericoli e prospettive

La quarta rivoluzione industriale: pericoli e prospettive

La situazione del modello socio-economico attuale somiglia moltissimo a quella di un’automobile che inizia ad essere un po’ vecchiotta, con la spia dell’olio sempre accesa e che non ha mai fatto una revisione; funziona ancora, è vero, ma inizia a diventare molto pericolosa per il proprietario stesso che della spia però sembra proprio non curarsene. I governi di tutto il mondo infatti si stanno comportando esattamente come il proprietario dell’auto, non sembrano troppo interessati a quello che accadrà tra qualche tempo; non hanno una visione di lungo termine o forse preferiscono solamente non occuparsene. Questo atteggiamento risulta essere molto grave, in quanto è davvero folle pensare che non sono attualmente in discussione né a livello nazionale né a livello internazionale (tranne qualche timido inizio in Gran Bretagna) provvedimenti per capire come gestire un fenomeno che sta letteralmente stravolgendo in modo silenzioso il mondo del lavoro: la robotizzazione e la computerizzazione.

Senza voler strizzare l’occhio ai luddisti che a inizio ‘800 si scagliavano contro i telai meccanici per paura che queste nuove macchine potessero causare disoccupazione, non si può continuare a trascurare un problema con una portata così grande, che sta attualmente causando, secondo i professori Carl Benedikt Frey e Michael Osborne dell’Università di Oxford, il rischio computerizzazione del 47% dei posti di lavoro negli USA. Simile parere sembra avere anche Moshe Verdi, esperto informatico della Rice University di Houston, il quale afferma che entro 28 anni la disoccupazione nel mondo salirà al 50%.

Tenendo presente che durante la storia e durante tutte le varie rivoluzioni industriali l’uomo è sempre riuscito a riconvertirsi per non rimanere vittima della disoccupazione frutto della tecnologia che egli stesso aveva inventato, in questo momento storico occorre che l’umanità si attrezzi in tempi rapidi per trovare una soluzione a questo nuovo cambiamento epocale che potrebbe ridisegnare, ancora una volta, tutto il tessuto socio economico mondiale.

Come spiega molto bene il giornalista Riccardo Staglianò durante un’intervista in Rai, la tecnologia e il commercio online generano ricchezza e creano nuovi posti di lavoro, ma non si parla mai di quanti posti di lavoro queste stesse realtà distruggono…come quando si permette ai grossi centri commerciali di aprire con la scusa dei posti di lavoro creati, ma non si tiene conto del danno fatto ai piccoli commercianti. E’ stato calcolato che, dove fino a pochi anni fa, venivano impiegate 15 persone per ottenere un determinato fatturato, oggi grazie alla tecnologia ne servono 5 e questo numero è destinato a ridursi ulteriormente nei prossimi anni grazie all’ulteriore progresso tecnologico.

La quarta rivoluzione industriale: pericoli e prospettive

Da qui si può anche osservare un paradigma che andrebbe rivisto in quanto, se come appena descritto, gli attuali attori economici che basano la propria forza su un vantaggio tecnologico concorrono alla crescita del Pil causando però una diminuzione dell’occupazione, si comprende perfettamente che anche il concetto di benessere che attualmente gravita erroneamente proprio attorno al prodotto interno lordo debba essere totalmente rivisto. Se già di per sé associare il termine Pil al benessere di una nazione è errato, in quanto questo modello non tiene conto di tutti gli altri bisogni ancestrali dell’essere umano e delle comunità (la Piramide dei bisogni di Maslow docet) grazie alla Quarta Rivoluzione Industriale, l’eventuale incremento del Pil non servirà nemmeno più a soddisfare i bisogni più basilari e fisiologici dell’umanità, in quanto essa creerà disoccupazione che a sua volta causerà fame e povertà.

Dai centri logistici completamente automatizzati di Amazon ai robot pizzaioli, dal camion Mercedes che guida da solo agli avvocati robotici, la nuova rivoluzione industriale non risparmierà nessuna occupazione, giornalisti compresi. Sembra che la tecnologia ormai sia riuscita a replicare anche le più complesse abilità umane in formato artificiale.

Lo scenario globale che si sta per creare è di una complessità enorme e potrà causare un grosso cambiamento anche nella geografia umana ed economica del globo, in quanto se con la globalizzazione le aziende hanno delocalizzato la produzione in cerca di manodopera a costi bassi, grazie ai robot non ci sarà più bisogno di questo, a causa del fatto che le macchine sono, e lo saranno sempre più, nettamente più convenienti rispetto a qualsiasi operaio. Intere economie dei paesi più poveri, venutesi a formare grazie alla delocalizzazione della produzione, potrebbero così crollare da un momento all’altro. Se le prime rivoluzioni industriali hanno causato povertà ed alcolismo di massa, la quarta, se non affrontata con forti e chiare politiche mondiali potrà causare grossissimi problemi.

E’ importante sottolineare che, paradossalmente, sono proprio coloro che stanno traendo giganteschi benefici da questo ennesimo cambiamento economico, gli unici soggetti che stanno pensando a come ovviare al problema, non per filantropia sia chiaro, ma per mero interesse. Le ricche aziende multinazionali infatti, volendo garantirsi la sopravvivenza, devono assicurarsi che esistano e che continuino a esistere consumatori dei loro prodotti e che gli stessi continuino ad avere un potere d’acquisto minimo per poter accedere proprio a determinati beni e servizi, altrimenti il giochino rischia di rompersi…se manca l’acquirente alla base chi comprerà i prodotti industriali?

E’ proprio da diversi dirigenti e finanziatori delle più innovative start-up create in USA che arriva la proposta per tentare di rispondere al fenomeno della futura disoccupazione di massa: questa risposta si chiama reddito minimo garantito, che potrebbe essere finanziato dalle tasse delle multinazionali che attualmente godono della grossissima libertà di eludere il fisco, soprattutto in Italia. Non si può sapere se questa sia una via sostenibile o meno e non si può nemmeno sapere se questa sia la risposta giusta da applicare, l’unica cosa certa è che la politica internazionale dovrà prendere dei provvedimenti, ed alla svelta, altrimenti saranno guai seri, per tutti.

(di Marco Terranova)

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