Putin, le incomprensioni di antifascisti e anticomunisti

Putin, le incomprensioni di antifascisti e anticomunisti

Putin che abbraccia gattini, Putin che se la prende con l’Islam, Putin che stringe la mano a Stalin come ne fosse un successore, Putin che rimprovera a Renzi il suo passato tra gli scout, Putin che guida i BRICS e Putin che attacca l’India e salva i marò, Putin che apostrofa la classe dirigente italiana come casta di parassiti e corrotti e ancora Putin che parla da un palco adornato di stelle rosse con falci e martello, ma anche Putin fascista che perseguita personalmente chi non si adegua alla sua ferrea dittatura.

Nel bene o nel male Vladimir Putin è il fenomeno del momento, non solo nella realtà della geopolitica ma anche nei social network, dove occidentali annoiati passano il loro tempo scrollandosi di dosso le loro frustrazioni. Il presidente russo è la figura più chiaccherata, su cui vengono costruite e condivise le più disparate bufale e soprattutto lo specchio dove i fan più adoranti vogliono vedere tutte le qualità che secondo loro un leader dovrebbe avere. Allo stesso tempo è anche lo spauracchio per i fautori dello status quo liberale che vige in Occidente, difeso nella definizione del leader russo come il prototipo-tipo del tiranno.

Accade perciò che esista un Putin comunista, nostalgico dell’ Unione Sovietica – come per certi versi egli è davvero –  che non perde occasione per tessere le lodi del sistema socialista che fu. Per questo motivo esistono decine di gruppi facebook e siti internet di ispirazione rossa che, non avendo nessun leader capace di rappresentarli in patria, e non godendo di alcun consenso popolare, interpretano le vittorie dello “Zar” come le loro. Allo stesso tempo, avendo in mente il Putin comunista, esistono migliaia persone che si richiamano ai “valori” della destra liberale e che perciò vedono lo statista russo come un novello Stalin pronto ad invadere le loro case e a togliere la loro preziosa libertà.

Nell’altro emisfero politico, ossia a destra, esiste la visione di un Putin che difende il suo Paese dalle orde dell’ immigrazione e dal proliferare della religione islamica nel suo complesso. Un leader che vieta la costruzione di moschee e opprime la minoranza omosessuale (che non solo non dispone del diritto al matrimonio e alle adozioni, ma é anche attivamente perseguitata e costretta a nascondersi), fino ad arrivare all’estremo delirio di mettere bocca negli affari interni di un paese alleato come l’India per intimare il subitaneo rilascio dei marò e la loro riconsegna all’ Italia, paese del blocco Nato.

Chi crede a questa versione si richiama a valori tradizionali della destra non liberale, osannandolo come “l’uomo con le palle che manca”, coloro che invece si richiamano ai “valori” contrari della sinistra liberale lo bollano come un pericoloso fascista, un “nuovo Hitler”.

Chi vede, invece, Putin come un redivivo Lenin, glissa sul fatto che a differenza dei bolscevichi l’opera di rinascita russa promossa dal presidente non cerca di imporre un modello ideologico né in patria né all’estero, ma al contrario prova ad integrare e valorizzare la storia e la cultura russe in tutte le sue fasi: non a caso sono stati reintrodotti nell’esercito i simboli che furono usati durante gli anni del sovietismo, sono state erette statue e dedicate targhe a combattenti che all’epoca della rivoluzione si schierarono dalla parte degli Zar. Si è dato concreto appoggio alla Chiesa Ortodossa e alla tradizione religiosa russa;  all’estero si è invece insistito su un modello multipolare rispettoso, almeno in teoria, delle singole società e dei valori da incarnare, a differenza del modello unico liberal-democratico che gli americani e l’occidente tendono ad imporre al resto del mondo.

Singolare che questa visione non consideri che Putin è considerato in patria un leader conservatore, un difensore della tradizione nazionale (tanto sovietica che post-sovietica). Si glissa inoltre sul fatto come egli non disdegni amicizie che arrivano da persone lontane dal campo comunista, come quella con Marine Le Pen o Viktor Orban.

Le polemiche sulle discriminazioni gay, poi, non hanno senso di esistere: in Russia esistono locali per omosessuali come in occidente e gli omosessuali godono degli stessi diritti civili, economici e politici del resto della popolazione; l’unica cosa proibita è la propaganda sessuale diretta ad un pubblico minorenne, peraltro punita con un’ ammenda e non con il carcere.

Altre questioni riguardano la persecuzione verso gli islamici e addirittura alcune accuse di negazionismo. Per quanto riguarda la prima, non si è a conoscenza, almeno nel pubblico di massa, che la più grande moschea in un paese che non sia a maggioranza islamica è proprio nel centro di Mosca. Per quanto riguarda la seconda, si dimentica che è proprio la Russia che si batte all’ Onu contro il revisionismo storico sul nazismo e contro qualsiasi riabilitazione dei partiti neonazisti.

In generale comunque, sia ammiratori che detrattori sono ben lontani da un quadro affidabile e veritiero del fenomeno Putin. Il più delle volte gli elogi e le critiche portano ad avere l’effetto opposto a quello sperato, spaventando gli indecisi che finiscono quasi a rintanarsi sotto il più democratico (a parole) ombrello Nato.

E’ il caso  dei gruppi filo-putiniani e filo-russi che si richiamano esplicitamente all’area comunista o a quella fascista (o forse dovremmo dire all’area antifascista e a quella anticomunista, dato che il focus non è mai valorizzare la propria tradizione ma attaccare l’altra): chi ha navigato un po’ sulle pagine social di questi gruppi sa che la maggior parte degli interventi sono volti non a convincere i sostenitori del campo liberal-democratico a loro più vicino, ma a distribuire (o il più delle volte a negare) il patentino di legittimità putiniana a chi la pensa diversamente, e soprattutto diversamente dallo stesso Putin che, quando si tratta di cercare alleati, non discrimina in base alla posizione politica ma al suo fare o no della sovranità nazionale e del modello multipolare il faro della sua politica estera, indipendentemente dalla collocazione di sinistra, di centro, di destra, o fuori da questo schema che riteniamo obsoleto.

Non vogliamo attaccare nessuno, altrimenti la critica che muoviamo a questa impostazione non avrebbe senso. Ci preme però di fare un appello a tutte le forze che si oppongono al modello unico liberal-democratico e all’ imperialismo Nato, e che quindi vedono la Russia di Putin come bastione della difesa della sovranità nazionale, affinché la smettano di prendersi di mira a vicenda e prendano esempio proprio dalla Russia e dalla sua politica di alleanze internazionali.

Al momento attuale il rischio di una guerra tra il blocco Nato ed il blocco Russia-Cina-Iran è quanto mai preoccupante (soprattutto a causa delle continue provocazioni occidentali) e lo stessa corsa agli armamenti, soprattutto quelli nucleari, rende le dispute ideologiche tra fascisti ed antifascisti e comunisti ed anticomunisti del tutto irrilevanti.

(di Andrea Salvucci)

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