Marco Pannella, ecco perché non ci mancherà

Marco Pannella, ecco perché non ci mancherà

La morte è una livella, diceva Totò. Più prosaicamente Guccini ricordava a tutti che “alla fine avremo due metri di Terreno”. Anche Marco Pannella (Classe 1930) ha seguito codesto destino, in un modo tutto sommato meno doloroso di molti altri: affetto da alcune forme tumorali, il 18 Maggio 2016 un comunicato trasmesso mediante Radio Radicale ne annunciava il ricovero in ambiente sterile in una clinica di Roma. In molti modi si può riflettere sulla morte di Pannella. Come un altro segno della fine del ‘900 italiano (corto o lungo che lo si ritenga), con le sue fisime ed i suoi personaggi tragicomici, o come la semplice dipartita di un uomo coerente.

Nell’errore, ma coerente. Non ci assumeremo qua il compito di giudicare un eretico, ma di dare l’esempio: prenderemo Marco Pannella come l’esempio da non seguire se si vuole cambiare le cose, sempre secondo il nostro insindacabile (al pari di quello del moribondo) metro di giudizio. Per compendiare cosa Pannella fu e cosa Pannella pensò del mondo ci basti citare questa sua intervista del 1975 su Playboy Italia (Coerente, si ricordi):

“Io non credo nelle ideologie, non credevo nelle ideologie codificate e affidate ai volumi rilegati e alle biblioteche e agli archivi. Non credo nelle ideologie chiuse, da scartare e usare come un pacco che si ritira nell’ufficio postale. L’ideologia te la fai tu, con quello che ti capita, anche a caso. Io posso essermela fatta anche sul catechismo che mi facevano imparare a scuola, e che per forza di cose poneva dei problemi, per forza di cose io ero portato a contestare.”

Pannella quindi come risultato della cosmogonia liberale, che passando per il tradimento onomastico del Partito Radicale (1904-1922) arriva coerentemente alla dissoluzione come forma politica. Dal cattolicesimo liberale (ma anticlericale) fino ad una anonima direzione di Lotta Continua, la cifra del Pannella-pensiero sarà sempre quella di gonfiare la Pars Destruens in autonomia, salvo accodarsi, nella Pars Construens a quella democrazia borghese che, a parole, egli tanto deplorava. Cosa possa offrire un ricordo benevolo di Pannella a chiunque sia interessato a rigenerare questa Italia e questa Europa rimane un mistero. Si dirà, e lo diciamo anche noi, che ognuno vive con le proprie idee e quel che conta è esserle fedele.

Ma da chi ha sbagliato quasi tutto lo sbagliabile, in questi anni, non si trae nessuna lezione per imitazione, ma solo per contrasto. Non vogliamo esser troppo insensibili: i Radicali non sono stati soli nella opera di dissoluzione del tessuto sociale italiano, ma di sicuro ne sono stati una delle avanguardie/retroguardie più lucide. Apparentemente contrari e controcorrente (tanto che lo stesso Pasolini si lasciò irretire) non erano che una setta di maghi politici che da normali fatti ideologici traggono logiche conclusioni. Pannella, come capo di questi, era il Gran Visir di questo processo: e che alla fin fine tutti sapessero che i Radicali altro non erano che solo la vedetta della nave del liberalismo e dello Stato Minimo, lo dimostra il fatto che al suo capezzale, in questi mesi, sono corsi tutti: da Renzi a Berlusconi, con i loro pellegrinaggi nell’antro del Mago, ai giornalisti e ai parlamentari di professione.

Le occasioni in cui Pannella ha fatto parlare di sè, in questi anni, sono state per la più parte un ottimo modo per indicare la luna e costringere gli occhi (e le orecchie) sul dito. Dalla legalizzazione della Marijuana alla situazione delle carceri, dalle amicizie transnazionali al matrimonio gay (con cui pure l’autore è concorde) i Radicali, e Pannella con loro, sono diventati maestri nel proseguire battaglie di retroguardia, mettendo la cipria, risistemando, facendo lo shampoo al sistema distorto che tali brutture produceva.

Ci mancherà, dunque, Marco Pannella? Non ci facciamo molti problemi a negare vigorosamente, ma mica per spocchia: proprio per esserci sporcati (intellettualmente) col pannellismo e col “dirittismo”, rifiutiamo il pacco di una incensatura politica ad mortuum. I cristiani e i benedetti pazienti (ci spieghino come fanno!) piangeranno l’uomo che va, mentre noi ci limitiamo a non infierire sul politico che è venuto.

(di Lorenzo Centini)

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