Lo stupidario del semicolto

Lo stupidario del semicolto

 

Ci sono termini specifici che sono entrati nel frasario indispensabile di chiunque giochi a fare “quello di sinistra”. Sono espressioni che, oltre ad estremizzare la conflittualità, censurano le idee altrui e si arrogano una supposta superiorità di pensiero.

Esse inducono a sminuire o a neutralizzare l’avversario politico, tacciandolo di una sorta di devianza (quasi patologica), con locuzioni pesanti come mannaie. Sono parole accusatorie, solitamente offensive, le cui costanti sono l’insulto in definitiva morale, la ripetizione a mo’ di tifoseria e la propalazione tendenziosa e mortificante, dovuta al conformismo disarmante degli stessi compiaciuti ‘utilizzatori’.

Esse in realtà sottendono una difficoltà oggettiva nel discutere, adoperando parole svianti e prive di senso.
Tipico della sedicente sinistra, il fenomeno, in questa epoca di ‘giocosa’ globalizzazione, è letteralmente esploso.

Ricordiamo i tempi in cui Franco Giordano del PRC usava rispondere, ad ogni dichiarazione fatta da esponenti politici avversari, “inquietante”. Nell’epica del rifondarolo, la parola “inquietante” era definitiva per chiunque osasse avere un’opinione contraria. O se anche solo si fosse discostato dall’unico modo accettabile di pensare.

A questa si accompagnava il termine gemello: “preoccupante”, cioè che faceva preoccupare i difensori ultimi della Costituzione e quindi, per traslazione, dell’antifascismo di cui sono e saranno per sempre la rappresentazione “perfettissima”.

“Preoccupante” veniva dispensato a chiunque immaginasse soluzioni diverse dall’accoglienza indiscriminata dei clandestini (all’epoca, così erano definiti, non si era ancora passati al ‘migrante’ e infine al ‘rifugiato’), oppure alternative ad una politica intrecciata con gli interessi del sindacato-partito, i cui risvolti peggiori ingolfavano il Paese di assistenzialismo e, conseguentemente, di clientelismo.

Insomma fu inaugurato ed in seguito perfezionato un modo di interloquire che stigmatizza le tendenze ‘destabilizzati’, per ciò stesso fascistoidi, di chiunque sia controparte in un dibattito. I volti corrucciati in un atteggiamento lugubre e sorpreso accompagnano mirabilmente tutte le angosce verso chi devia dal (loro) corretto pensare: questi o inquieta o preoccupa.

Nell’epoca della figlia di Berlinguer, Bianca e dei suoi prototipi, arrivò prepotentemente in scena “agghiacciante”. Si vedevano le Alessandra Moretti e le Angela Finocchiaro pronunciare con soddisfazione una parola così spettacolare, strabuzzando gli occhi con un gesto ripetuto quasi alla perfezione da tutte. Sono diventate inimitabili.

Ancora meglio della Mafai e o della Cederna, le vecchie famose compagne da salotto, bravissime nell’accompagnare con un tono giusto della voce il sentimento dell’indignazione, altra parola valorosa e riutilizzabile mille volte.

È chiaro che qui, grazie anche a questo “tipo” indispensabile di elemento femminile, è avvenuto un cambio di marcia. Questo perbenismo da tenutari di quote rosa raggiunge le più alte vette del pressappochismo saccente con la formula “razzista-omofobo-machista”, che condensa tutte le proprietà migliori dello ‘stupidario’, descritte all’inizio.

Sono alcuni anni poi che il triplice sostantivo accusatorio viene accresciuto dal retorico “becero”, divenuto conseguente come il ritornello di una canzone arcinota, formidabile attributo per classificare il destinatario con un marchio certo di volgarità e arretratezza mentale.

Ora, ai tempi della Le Pen o di Grillo o di Salvini, “deriva” si attaglia molto bene ai populismi, beceri anch’essi per definizione. Infatti oggi non è infrequente da parte degli entusiasti protagonisti della nuova stagione mondialista proferire all’interlocutore, che magari ha idee diverse o, ancora peggio, che sia in fase di ripensamento politico (tradimento!), il termine “deriva”, la parola chiave dell’odierno, protervo zibaldone del nulla.

Essa indica un deragliamento dall’ovvia verità che naturalmente, a parer loro, è solo ed esclusivamente da una parte. Appena la si pensa diversamente dal politicamente corretto scatta una visione quasi plastica della discesa, dunque parte in automatico la parolina magica: “deriva”. Questa implica logicamente che la superiorità intellettuale sia solo da una parte. Chi pensa o fa il contrario “sta prendendo una deriva”. Nessuno a parti invertite si permetterebbe di dire lo stesso, per intelligenza e pudore.

È disarmante, anche perché bisogna ricordare a chi si sente avanti (…!) che c’è chi invece è già 4 passi oltre, e di solito è in una posizione fuori dagli schieramenti, volta a comprendere le reali dicotomie dell’attualità: il basso e l’alto, l’identitarismo ed il mondialismo eterodiretto.

La differenza è oggi tra chi lotta per la patria (sì, patria questa bella parola, oggi derisa) e chi invece sostiene le élite lobbistiche e globaliste che curano esclusivamente i propri interessi. La critica dovrebbe essere rivolta al processo di perdita dei valori a cui stiamo assistendo, in cui gli uomini vengono considerati solo come consumatori.

Invece quel che rimane della Sinistra, le sue ideologie “progressiste” per una rivoluzione addirittura antropologica dell’umanità (relativismo, nichilismo), oggi, è addirittura usato da chi dirige quelle lobbies, cioè il potere finanziario.

L’ideologia portata avanti dai sedicenti “progressisti”, che accusano gli altri di non essere al passo col cambiamento epocale del mondo, che beninteso è di per sé a loro avviso, fantastico, è ora l’autentico cavallo di Troia di quello che un tempo era definito il “potere plutocratico”.

Dunque le miserie pseudo-intellettualistiche dell’antagonismo sinistro di maniera sono desolanti in confronto alla vivacità di analisi della dileggiata, ma coriacea, minoranza di chi si oppone alla globalizzazione, al liberismo senza freni, alla distruzione delle comunità nazionali, al condizionamento feroce del tessuto culturale, lavorativo e umano.

Quest’ultima guarda ad un ripensamento molto più avanzato, fuori dagli schemi triti e ritriti, consentiti o addirittura previsti dal sistema, il quale, occorre ribadirlo, vuole gli attuali inconsapevoli ‘contestatori’ parte di esso, ridotti a suffragatori supini, inconsapevoli e manovrati del potere. Ma allora, chi è veramente alla deriva?

(di Michele Vietri)

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