Tutte le macchie del "democratico" Mr Obama

Tutte le macchie del “democratico” Mr Obama

Coloro che, in buona fede, sono convinti d’esser democratici e progressisti, e finanche socialisti (sic!), probabilmente hanno anche un’ottima opinione dell’amministrazione Obama. Invece a ben vedere quella del democratico di colore è stata l’amministrazione più reazionaria, e diciamo pure peggiore, che gli Stati Uniti abbiano conosciuto negli ultimi vent’anni, soprattutto a livello internazionale.

Appena insediatosi, Obama ha appoggiato il golpe in Honduras, che ha deposto uno dei leader dell’ALBA; quindi ha dato il via a tutte le operazioni di destabilizzazione che hanno riguardato il Paraguay (golpe bianco, con la caduta del Presidente), la Bolivia, l’Ecuador (fallito tentativo di golpe), il Venezuela. Anche il Brasile non è sfuggito alle grinfie della destabilizzazione, visto che in occasione dei Mondiali di Calcio è stato inscenato un copione non poi tanto dissimile dalle guarimbas venezuelane, e che ha avuto poi un suo seguito nell’attuale operazione giudiziaria contro Dilma Rousseff.

Obama ha poi pienamente avallato e supportato le Primavere Arabe, che hanno destabilizzato e gettato nel caos l’intero Medio Oriente, e che hanno avuto i loro picchi più alti in Libia e in Siria, dove nel primo caso è stato abbattuto violentemente un regime progressista, laico e socialista, mentre nel secondo s’è arrivati ad un passo dal raggiungimento di tale obiettivo almeno finché non v’è stato il deciso intervento russo, nel 2012 e nel 2015.

Infine, il grande progressista Obama ha sguinzagliato i neonazisti ucraini e i settori più retrivi di quel paese per effettuare un colpo di Stato teso a distaccare l’Ucraina dalla Russia (e, indirettamente, anche la stessa Europa da Mosca). Ora, non pago di tutti questi disastri, ridotto quasi ad un’anatra zoppa visto che la sua Presidenza è agli sgoccioli, il giovane e brillante Presidente si diverte a provocare la Cina sulla questione del Mar Cinese Meridionale, su cui da sempre la sovranità cinese è riconosciuta da tutta la comunità internazionale.

Il problema è che questi esempi, anziché scoraggiare i cosiddetti “democratici” e “progressisti” di casa nostra, li galvanizzano. E allora dov’è che costoro sarebbero democratici e progressisti? Probabilmente è il caso che la sinistra di casa nostra, sempre ben disposta verso i circoli democratici USA, abbandoni la “neolingua” da 1984 di Orwell e che faccia la pace col dizionario.

Chi supporta simili operazioni altro non è che un imperialista e un reazionario, punto e basta. Il progressismo e soprattutto il socialismo sono cose che con tutto ciò non hanno proprio niente a che fare. Che si abbia il coraggio d’ammetterlo, e di presentarsi per quello che realmente si è. Niente di più, niente di meno.

(di Paolo Torelli)

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