Realtà addio: le migliori cantonate dei semicolti

Realtà addio: le migliori cantonate dei semicolti

 

Negli ultimi giorni abbiamo visto la scure del semicoltume nostrano abbattersi su uno dei suoi bersagli prediletti, ovvero Giulietto Chiesa. In occasione infatti della sua polemica con Gomez e la conseguente sconfessione da parte del Fatto degli argomenti “complottisti” del caro Chiesa, i salottari non hanno perso l’occasione di sfogare il loro risentimento verso il giornalista. E così,tra una risatina isterica e uno sfottò velato, si è presentato il solito copione, in cui i trombettieri della Verità™ hanno messo alla berlina il “complottaro disinformatore”.

Ora, sappiamo benissimo come il caro Giulietto nazionale non sia sempre garanzia di verità e, anzi, molte volte le sue previsioni alquanto strampalate strappano una risata pure a noi. Ma siamo davvero certi che i semicolti godano di un’autorità morale tale da dar lezioni a Giulietto, in particolare nel campo della comprensione della geopolitica e dei suoi sviluppi anche a lungo termine?
Le cantonate dei progressisti in questi anni sono state numerose e una più imbarazzante dell’altra. Prendiamo ad esempio la Siria, in particolare la questione del futuro del governo di Assad.

Ricordiamo benissimo di come la Clinton nel 2012 affermasse che Assad aveva “i giorni contati”, e di come i suoi corifei in Italia, dai salottari di professione ai talebani dell’americanismo, rincarassero la dose aggiungendo qualche loro analisi strampalata, fantasticando di “governi d’intesa nazionale” sul modello italiano (ricordiamo che ai tempi c’era Monti alla guida del Paese, e i semicolti erano infatuati dall’aura e dalla pragmaticità del governo tecnico, al punto di auspicarne l’esportazione anche all’estero). Ovviamente tutto ciò è stato smentito dal logico sviluppo degli eventi, con il conseguente silenzio imbarazzato degli avventori , improvvisatisi analisti della domenica.

Passiamo poi ad un’altra menzogna colossale sempre riguardante la Siria, ovvero quella del famoso “complotto Assad-Isis”, una tesi cospirazionista proveniente dagli ambienti più reconditi del progressismo italiano. Secondo questa tesi Assad non starebbe combattendo l’Isis, ma i ribelli. E di conseguenza Putin, parte integrante del giga-complotto, avrebbe bombardato solamente le postazioni del FSA lasciando intonsi i covi dell’Isis. In questo caso possiamo verificare contemporaneamente non solo la mancanza di argomenti dello schieramento multicolore, ma anche l’incredibile noncuranza con cui continua imperterrito a mentire, anche se posto continuamente di fronte alla realtà dei fatti.

Con la recente riconquista di Palmira, dall’inizio dei raid russi il territorio dell’Isis in Siria si è ridotto quasi del 30% in sei mesi. In pratica i russi in sei mesi hanno contribuito a fare più di quello che l’Occidente ha fatto in cinque anni. Senza contare le enormi perdite del califfato sia dal punto di vista degli armamenti che degli uomini: migliaia gli jihadisti uccisi e centinaia gli obiettivi militari distrutti.

Ovviamente la narrazione eroica delle balle semicolte non si limita alla Siria, ma spazia anche tra tutti i vari “nemici” dell’Occidente Libero e Colorato. Dopo Assad è infatti Putin il bersaglio prediletto, e la propaganda mistificatoria contro il leader russo è minuziosa quanto continua. Senza addentrarci troppo a fondo nelle varie teorie degli antiputiniani doc, magari sorte pure da critiche legittime, limitiamoci ad analizzare una delle falsità più spudorate generate dal semicoltume d’assalto: l’imminente fallimento della Russia.

Sono ormai due anni, più o meno dall’approvazione delle sanzioni contro la Russia, che i nostri amici auspicano l’imminente crollo del colosso slavo. E puntualmente vengono smentiti e non tanto dai “putiniani”, quanto dai dati. Sarebbe da schiocchi negare che ci sia stata una contrazione del PIL russo a causa delle sanzioni, e infatti nessuno lo nega. Quel che si contesta è l’incompatibilità della realtà dei fatti con la loro narrazione tragica.

Per quanto infatti ci sia stata qualche difficoltà, secondo le stime più severe dei giornali antiputiniani i danni collaterali delle sanzioni dovrebbero venire ammortizzati a partire dalla fine del 2017,per il governo russo già dalla fine di quest’anno. Un commentatore imparziale dunque direbbe al massimo verso la metà del 2017,un risultato incredibile per una nazione sottoposta a sanzioni da una parte consistente del mondo.

I semicolti dimenticano poi di ricordare che se la loro amata eurozona, per fare un esempio, venisse sottoposta anche solo per sbaglio alla metà di quello che ha passato la Russia dal 2014 ad oggi (anche in termini di guerra mediatica ovviamente) ne uscirebbe con le ossa rotte. Giusto per precisare quanto chi dà lezioni dal proprio loft sia lontano dalla realpolitik. Insomma, come al solito tra i salottari il deficit di dissenso interno e l’ego smisurato impediscono qualsiasi autocritica.

Ogni rettifica e spiegazione diventa inutile, se fatta a chi non ha intenzione di ascoltare. Speriamo solo che la prossima volta riflettano un po’ di più, prima di divertirsi a mettere alla berlina l’ennesimo “complottaro” sul web.

(di Francesco Latiano)

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